“Nelle piazze di Oristano la rivoluzione del bello per ridare socialità”

La proposta dal regista e curatore artistico Antonello Carboni

Il cantiere di piazza Manno

Domenica, 19 maggio 2024

Ridare centralità alle piazze di Oristano installando monumenti che favoriscano la socialità. È questa la proposta del regista Antonello Carboni, che lancia una provocazione all’amministrazione comunale cittadina. “In piazza Eleonora c’è una statua, in piazza Roma la torre di Mariano II, in piazza Mariano il monumento ai Caduti, ma altri luoghi della città sono spogli, penso a piazza Manno. I monumenti danno a un luogo un valore differente e permettono alla società di aggregarsi attorno a essi, come se fossero un magnete”.

“Piazza Manno è chiusa tra le mura della vecchia reggia giudicale e la scuola secondaria di primo grado”, ha aggiunto Carboni, “manca tutto il resto. Le persone frequentano luoghi dove c’è la possibilità di mangiarsi un gelato e attorno a qualcosa che viene offerto si può sviluppare la socialità. In tutto questo recitano un ruolo importante i monumenti, capaci di fare da attrattore. Qui avrei previsto una scultura, liberandoci però dallo stereotipo della Sartiglia. Oristano ha avuto tanti uomini e donne illustri che si possono celebrare. In città, per esempio, non abbiamo una statua che omaggi Salvator Angelo De Castro”.

Tanti, secondo il regista di Oristano, sono i treni persi. “Soltanto pochi anni fa ci ha lasciato Mauro Staccioli, scultore che ha insegnato a Cagliari negli anni Sessanta. In passato”, ha detto Carboni, “avremmo potuto chiedere a lui di realizzare un’opera d’arte. O ancora a Maria Lai, anche lei una grande artista, a Pinuccio Sciola e tornando ancora più indietro a Costantino Nivola. Pensiamo se oggi piazza Manno ospitasse un’opera di uno di questi artisti, quel luogo avrebbe acquisito tutto un altro valore. Artisti di valore ce ne sono anche oggi. Per fare qualche esempio c’è Salvatore Garau, che nella sua Santa Giusta ha realizzato l’Anguilla di Marte, senza dimenticare Roberto Fanari, che pochi anni fa ha esposto una personale alla Fondazione Arnaldo Pomodoro di Milano, e ancora Igino Panzino”.

Piazza Condivisione, a Torangius

Dal centro alla periferia, in piazza Condivisione, lo spazio di fronte alla chiesa di San Paolo. “A Torangius ci vivo”, ha sottolineato Carboni, “siamo 600 metri in linea d’aria da piazza Roma, eppure il nostro è un quartiere dimenticato. La chiesa è un monumento all’orrore e c’è un grande problema: alla fine delle funzioni religiose i fedeli escono da San Paolo e si riversano in strada. Sarebbe necessario rivedere la viabilità della zona, chiudendo al traffico il tratto di via Pirandello tra le vie Verga e Fermi, eliminando la recinzione della chiesa ed estendendo il sagrato fino all’area verde, che va riqualificata, alberata e pavimentata, in più sarebbe opportuno realizzare un’area di sosta per i veicoli nei pressi della casetta dell’acqua. Immagino una sorta di prolungamento del sagrato in basalto lungo il quale i fedeli possano sviluppare la socialità, uno spazio che diventerebbe luogo di incontro e di ritrovo per passeggiare insieme. Merita una menzione un mostro architettonico che butterei giù, la vecchia chiesa, oggi sede della Caritas, alla quale va trovata sistemazione dignitosa. Questo perché l’abitudine alle cose brutte non le rende certo belle. Al Comune di Oristano dico: affidiamoci a un buon urbanista, un tecnico che sappia riconoscere il bello e nobilitarlo”.

A meno di un chilometro di distanza c’è un’altra piazza simbolo della città, piazza Mariano, oggi al centro di un progetto di riqualificazione partito appena un mese fa. “Sento un gran baccano sui social su piazza Mariano. Quel luogo”, ha evidenziato Antonello Carboni, “ha grandi potenzialità dal punto di vista commerciale e dell’aggregazione, con un monumento importante. Bisogna avere pazienza, questi lavori sono un’operazione migliorativa. Lì sarebbe bello se il Comune prendesse in affitto dei locali e si desse vita alle officine dei ceramisti, a pochi passi da via Figoli. In questo spazio oristanesi e turisti vedrebbero gli artigiani al lavoro, riportandoci indietro nel tempo”.

In regista fa anche riferimento normativo, alla legge 717 del 1949, secondo la quale le amministrazioni dello Stato e tutti gli enti pubblici che provvedono alla costruzione di edifici pubblici, devono destinare alla produzione di opere d’arte una quota non inferiore al 2% della spesa totale prevista nel progetto. “È questa la strada da seguire”, ha concluso Carboni, “non mi stanco di aspettare il bello. Ci spero sempre. Anche se la vita scorre veloce e le occasioni passano”.

5 Commenti

  1. Che dire Antonello, non c è bisogno di aggiungere altro, hai detto tutto tu.. Insegnando nella scuola di piazza Manno ho visto coi miei occhi il pavimento a scacchiera medievale scoperto durante i lavori ancora aperti per il rifacimento della piazza. Mi auguro con tutta me stessa che questa volta si mettano in luce tutte le bellezze che si stanno trovando nella piazza, il bellissimo pavimento, il pozzo, ancora oggetto di scoperta e scavo.. Spero che questa volta Oristano possa cogliere l’occasione di far parlare di se positivamente facendola riscoprire sia dagli abitanti che dai turisti, finalmente come cittadina ricca di bellezza e intorno alla quale si possa puntare anche ad un incremento economico per tutte le attività che non aspettano altro che un respiro di sollievo e novità..

  2. Pienamente d’accordo con Antonello, solo un appunto…lasciamo “l’artista” Garau a Santa Giusta, per carità….

  3. Antonello Carboni ha ragione. Ma, purtroppo, Oristano è votata al “brutto”. Il “bello” lo dobbiamo cercare in altre realtà.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento!
Inserisci qui il tuo nome