“Che emozione la Candelora. Dalla cappella di San Giuseppe a sa pippia ‘e maju, quanti ricordi”

Monsignor Tonino Zedda e gli stretti legami con il Gremio dei falegnami e la Sartiglia

Monsignor Tonino Zedda durante la Candelora del 2022 – Foto di Santino Virdis

Martedì, 31 gennaio 2023

A Oristano il 2 febbraio – la Candelora – è sì la festa della presentazione di Gesù al tempio, ma è anche il primo vero momento di Sartiglia, quello della consegna dei ceri al componidori e alla sua pariglia. Lo sa bene monsignor Tonino Zedda, che dal 2016 è il rappresentante dell’arcivescovo nel Gremio dei falegnami, incarico che viene tradizionalmente affidato a un canonico della Cattedrale.

Per oltre 40 anni ha svolto questo importante ruolo monsignor Angelo Zonchello, che dal 2003 e fino alla sua morte, nell’agosto 2015, è stato assistito proprio da Zedda, nominato poi suo successore dall’allora arcivescovo Ignazio Sanna.

L’arcivescovo Roberto Carboni è rappresentato da un canonico della Cattedrale perché il Gremio dei falegnami ha la sua sede spirituale all’interno della chiesa di Santa Maria Assunta. “In Cattedrale”, spiega monsignor Zedda, “la cappella dedicata a San Giuseppe è l’unica lignea ed è stata realizzata proprio dai maestri falegnami. Risale al XVII secolo, così come la statua del santo, alta 1,85 metri, la più grande conservata nel duomo. Il legame è così forte che proprio sotto il pavimento della cappella sono sepolti diversi majorales, i presidenti del Gremio dei falegnami. È stato così fino alle leggi di Napoleone”.

La Candelora è molto sentita all’interno del mondo della Sartiglia. “È un momento suggestivo e spirituale”, commenta il rappresentante dell’arcivescovo, “il 2 febbraio su componidori viene presentato alla città. Si accendono i ceri, a segnare il passaggio dal buio alla luce, dall’inverno alla primavera. La Sartiglia è sì carnevale, ma non è solo carnevale. È un insieme di valori profondi e ancestrali, ci fa piangere e battere il cuore”.

Monsignor Tonino Zedda è originario di Genoni. La sua prima Sartiglia l’ha vista all’inizio degli anni Settanta, quando era un bambino. “Ricordo Annadina Cozzoli componidori”, racconta ancora il canonico, “quando passò con sa pippia ‘e maju, mia madre mi invitò a farmi il segno della croce: da quel momento la Sartiglia è entrata dentro di me”.

Sono tanti i passaggi, i luoghi e i simboli di Sartiglia a cui monsignor Zedda è legato. A partire dalle prove della vestizione, a quelle delle spada e dello stocco, fino ad arrivare alla composizione di sa pippia ‘e maju, che il Gremio dei falegnami realizza alla vigilia del martedì grasso. Senza dimenticare la maschera di su componidori. “Quella dei falegnami”, conclude il canonico, “è pallida e luminosa. È stata rifatta più volte. Conserviamo con cura un’antica maschera in legno di pero che non viene più utilizzata da tanti anni”.

Giovedì prossimo, 2 febbraio, sarà ancora monsignor Zedda a celebrare la messa della Candelora per i falegnami, alle 8.30 in Cattedrale. I ceri verranno benedetti nella cappella di San Giuseppe, cuore pulsante del Gremio. Quest’anno il majorale Antonio Mugheddu ha scelto come componidori Giampaolo Mugheddu. Completano la pariglia Gianluca Mugheddu e Francesco Loi.

Foto di Santino Virdis

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