“A Massama presenze in carcere al 105,8%, Is Arenas invece è al minimo storico”

La denuncia dell'esponente di Socialismo Diritti Riforme Maria Grazia Caligaris

Il carcere di Massama

Lunedì, 6 dicembre 2021

L’associazione Socialismo Diritti Riforme denuncia ancora una volta il sovraffollamento del carcere di Oristano e parallelamente le bassissime percentuali di riempimento di alcune colonie penali sarde, in particolare quella di Is Arenas, ad Arbus.

“La realtà penitenziaria delle case di reclusione della Sardegna appare sempre più squilibrata”, scrive in una nota la portavoce di Sdr, Maria Grazia Caligaris. “Mentre nel carcere di Oristano-Massama i detenuti mese dopo mese aumentano e la percentuale di occupazione è arrivata al 105,8%, nelle colonie penali la media tende sempre a diminuire (39,6%) e gli spazi disponibili a svuotarsi”.

È quanto emerge dall’analisi dei dati dell’Ufficio Statistica del Ministero della Giustizia che fotografano la condizione delle carceri dell’isola al 30 novembre scorso.

“Il caso più emblematico però è quello di Arbus-Is Arenas”, continua Caligaris, “dove si registra il minimo storico 28,9% di presenze (di cui 68,6% stranieri). Leggendo questi dati appare evidente che la nostra realtà penitenziaria non sembra rispondere pienamente al ruolo di recupero sociale e riabilitativo a cui è demandata. Le case di reclusione all’aperto dovrebbero infatti essere il luogo privilegiato in cui il lavoro è anche occasione di crescita civile e culturale”.

Maria Grazia Caligaris

“Non bisogna dimenticare che dietro ogni numero c’è una persona con la sua famiglia”, scrive ancora l’esponente di Sdr. “Poter accedere a una colonia penale significa imparare un mestiere legato alla terra, pagare il mantenimento carcerario e poter aiutare i familiari. Appare quindi inspiegabile a molti perché sia così difficile approdare in un luogo creato proprio per favorire il recupero di chi sta scontando una pena detentiva. Dai dati peraltro emerge che nelle case di reclusione all’aperto mediamente si trova il 39% di detenuti italiani e il 61% di stranieri. Quasi 20,86% (415 su 1989 ristretti) è invece la media degli stranieri reclusi nei 10 istituti ma sale al 23,4% la media considerando Uta (111 stranieri su 541) e Bancali (107 su 389)”.

“I problemi nella nostra isola però non si limitano agli spazi”, conclude Maria Grazia Caligaris, “ma anche all’intera organizzazione che soffre per la carenza di personale in tutti gli ambiti, dalla direzione agli amministrativi, dagli agenti penitenziari ai funzionari giuridico-pedagogici. Senza garanzie sul personale, non è possibile rendere la presenza in carcere di chi ha commesso un reato un momento utile per ripristinare un rapporto positivo con la società e le sue norme”.

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