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Vita da musicista: “Si lavora senza aiuti e la pandemia ci toglie anche il pubblico”

23 Novembre 2020

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Vita da musicista: “Si lavora senza aiuti e la pandemia ci toglie anche il pubblico”

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Lunedì, 23 novembre 2020

“Un po’ come gli atleti, noi musicisti curiamo gli allenamenti, le prove, in maniera maniacale”, racconta l’oristanese Antonio Farris. Ma in un tempo segnato dalla pandemia, gli artisti sono chiamati a lavorare dietro le quinte. Il mondo dello spettacolo è tra i più colpiti dal coronavirus. E se in estate qualche spettacolo, musicale e non, è stato organizzato, le prospettive per l’inverno sono invece molto negative.

Laureato in jazz al Conservatorio di Cagliari, Antonio Farris non ha alcuna intenzione di abbandonare il suo amato contrabbasso. “Anzi, sto studiando tanto e curando tre progetti”. Il palco però è lontano. “L’ultima volta ho suonato a Cagliari, ad ottobre, insieme all’Aranzolu Trio”, dice ancora Farris. “In questo periodo sto continuando a comporre e a esercitarmi, col pizzicato e con l’arco. Ma suonare insieme ad altri musicisti regala emozioni differenti”.

“Nel nostro Paese”, analizza Farris, “purtroppo manca un progetto legato al mondo dell’arte”. Il noto strumentista oristanese non risparmia critiche al sistema Italia. “In Francia gli artisti hanno molte più tutele economiche. Lo Stato li aiuta e finanzia i loro progetti, mentre qui le cose vanno diversamente. Dietro un concerto ci sono tempo, soldi e un grande lavoro”.

Jazz ma non solo, Antonio Farris è un artista capace di andare oltre la musica, spingendosi fino alla poesia. I progetti del cinquantasettenne oristanese hanno tutti un comune denominatore: il contrabbasso. Le note profonde dello strumento non limitano però la creatività di Farris, che cerca spesso di avventurarsi alla scoperta suoni alterati dall’elettronica. Il contrabbasso diventa così un armonioso piano, poi torna contrabbasso e si trasforma ancora un’infinità di volte.

Negli ultimi anni Farris ha dedicato tempo e anima a tre differenti proposte musicali: Mal Bigatto, Aranzolu e “Sonos e paraulas”. Con i Mal Bigatto suona insieme a Giuseppe Joe Murgia al sassofono e Alessandro Garau alla batteria. “È un progetto particolare. Mancano strumenti armonici come il piano e la chitarra”, spiega Antonio Farris, “ma non per questo è meno affascinante di altri”. Nel 2018 i Mal Bigatto hanno presentato il loro ultimo disco, “Archetipo”, al Marsden Jazz Festival, una manifestazione che ogni anno porta tantissimi artisti internazionali nello Yorkshire occidentale, in Inghilterra.

“Per noi artisti sardi”, racconta Farris, “è difficile farci conoscere fuori dall’isola e suonare lontano da casa. Anche i festival locali spesso preferiscono il grande nome e snobbano i musicisti isolani. È stato un onore e un piacere suonare a Marsden. Inoltre, il brano Archetipo, che dà il nome al nostro disco, è stato inserito in una raccolta pubblicata dal Marsden Jazz Festival”.

Anche Aranzolu nasce come trio, ma spesso accoglie anche altri musicisti. “Qui”, prosegue il contrabbassista oristanese, “il piano c’è e lo suona Thomas Sanna. Alla batteria invece c’è Alessandro Garau, con me anche nei Mal Bigatto”. Aranzolu è un progetto in continua evoluzione. “Stiamo lavorando a due dischi: uno come trio e un altro con altri due artisti”, rivela Farris, che di cd in cantiere ne ha anche un altro, ma con i Mal Bigatto.

Infine “Sonos e paraulas”, un esempio di commistione riuscita tra due forme d’arte, la musica e la poesia, che si incontrano a metà strada e danno vita a qualcosa di completamente nuovo. “Insieme a me c’è la voce della poetessa bolotanese Lidia Murgia. Il progetto nasce proprio da un’idea di Lidia. I suoi versi in logudorese”, conclude Farris, “si sposano con le note del mio contrabbasso. In ‘Sonos e paraulas’ lo strumento, grazie all’elettronica, diventa parola e la poesia si fa musica”.

Red
23 Novembre 2020

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