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Portavoce di storie, con zaino e videocamera. Il lavoro da “field producer” di Gisella Ligios

24 Settembre 2020

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Portavoce di storie, con zaino e videocamera. Il lavoro da “field producer” di Gisella Ligios

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Dopo tanto studiare e viaggiare, finalmente arriva il sogno di una vita: quello di diventare una “field producer”. È la storia dell’oristanese Gisella Ligios, 37 anni, giornalista e videomaker all’estero, con base a Berlino, almeno per ora. Formazione nel campo delle relazioni internazionali, nel 2002 la passione per il giornalismo l’aveva portata a lasciare la Sardegna per andare a studiare a Torino.

Nel 2014 il grande salto a Londra, dove si è potuta specializzare nella professione. Oltre a un master in giornalismo, ha imparato a lavorare in radio ma anche sulla carta stampata e infine nell’online, in un periodo particolare come quello del referendum sulla Brexit, prima e dopo il voto. Un’esperienza non facile. “Londra è la città che più mi ha messa alla prova”, spiega Gisella. “Ho dovuto misurarmi con una competitività che non c’è da nessun’altra parte in Europa. Ho imparato l’arte della sopravvivenza professionale”.

Poi nel 2018 arriva una nuova proposta di lavoro, stavolta nel settore video, un ambito nel quale Gisella Ligios voleva entrare da tempo. “Nell’arco di quattro giorni ho fatto le valigie per Berlino”, racconta. “Ho lasciato una città che amavo profondamente, con l’ambizione di imparare il mestiere dietro la telecamera. Qui in Germania ho iniziato a lavorare prima come giornalista di redazione e poi, da qualche mese, sono diventata field producer. Ora lavoro per un’agenzia stampa internazionale focalizzata sulle breaking news“, prosegue Gisella. “Cerchiamo di essere presenti su tutto quello che avviene a livello globale, incluse crisi politiche, terrorismo e conflitti armati”.

Ma cosa vuol dire fare la field producer? “Significa occuparsi della ‘produzione’ della notizia dall’inizio alla fine”, spiega Gisella. “Ti viene assegnata la storia da coprire, anche con poco preavviso. Sali in macchina o in treno, vai a fare le immagini e a condurre le interviste e infine monti il servizio corredato dalla notizia scritta. Essendo un’agenzia, non parliamo mai in camera, tutto il lavoro si svolge dietro, per poter vendere il nostro girato a clienti come tv e agenzie maggiori. È un lavoro stimolante, a tratti anche fisicamente faticoso, ma mi consente di stare dentro la notizia, che è la cosa che amo di più”.

L’inizio del nuovo lavoro ha coinciso anche con l’inizio dell’emergenza sanitaria. “Ho iniziato in questo ruolo in un anno un po’ particolare”, prosegue Gisella, “nel quale viaggiamo molto meno a causa dell’emergenza Covid e della necessità di non ammalarci, per continuare a coprire la politica e gli eventi quantomeno in Germania”.

L’emergenza, tuttavia, non ha fermato Gisella che, prima della crisi legata al virus ma anche subito dopo l’allentamento delle restrizioni, è riuscita comunque a spostarsi per andare a seguire la questione migratoria sull’isola di Lesbo in Grecia e a Lampedusa.

“Le esperienze a Lesbo”, racconta Gisella, “sono state sicuramente quelle più intense. Ho visto il campo rifugiati quasi al picco delle presenze, a dicembre 2019, e poi subito dopo la sua distruzione l’8 settembre. In particolare, dopo l’incendio a Moria, ho trascorso una settimana in mezzo alle tende dei migranti in attesa di una nuova sistemazione, in un contesto di totale caos, impotenza e a tratti tensione con le forze di polizia”.

“Per la prima volta ho realizzato, con assoluta impreparazione, che molti dei richiedenti asilo e migranti nutrivano assoluta fiducia nel lavoro di noi operatori media, oltre che la speranza che raccontassimo al meglio cosa stesse succedendo a Lesbo”, dice ancora Gisella. “Questo ha avuto un forte impatto sulla mia motivazione, nonostante le contraddizioni di questo lavoro”.

Contraddizioni? “Spesso nel fare questo lavoro”, spiega Gisella, “si affaccia il dubbio dell’impatto che si possa avere o meno, una sensazione di impotenza davanti a problemi complessi. Ci si avvicina a questo mestiere con molto idealismo e l’intento di portare le realtà, anche quelle peggiori, sotto gli occhi di tutti. Il problema delle news è che si lavora per una settimana su una storia quando essa è percepita come un’emergenza, poi si torna a casa e si passa subito ad altro, secondo un’agenda delle notizie che non viene stabilita da noi operatori. Non c’è il tempo di approfondire, né di raccontare il dopo. Così è complicato raccontare per bene una storia”.

Ma ecco che arriva anche il lato positivo. “Il bello del mio lavoro per me”, prosegue sempre Gisella, “è non viverlo come un lavoro. Vivo di news ventiquattr’ore al giorno, e poter lavorare raccontando le storie che più mi interessano, per me è un lusso. Ma il bello è anche quel poco che si riesce a condividere con le persone incontrate per la strada, il far sentire loro che hanno la tua attenzione, anche se solo per un attimo, e magari farsi portavoce della loro storia”.

E per chi volesse intraprendere questo percorso lavorativo, il consiglio è solo uno: “Ci vuole una testa dura. Occorre essere pronti a incassare tanti no e insistere, e una forte motivazione. Il giornalismo non è un lavoro che ha orari d’ufficio: occorre sacrificare molto, spesso essere pronti a occuparsi anche di storie che interessano meno, essere disposti a fare spesso le valigie”.

Per il futuro, Gisella Ligios è in attesa di un ritorno alla normalità, stravolta dal Covid, e quindi alla riapertura delle frontiere extraeuropee. La sua idea è quella di tornare a spostarsi di nuovo e di occuparsi  di migrazioni e conflitti.

Su un eventuale ritorno in Italia, la risposta è altrettanto decisa: “Nel breve termine non penso”, conclude Gisella, “ma sarebbe interessante un domani come base operativa, se potessi lavorare da freelance. Non mi sento in fuga dall’Italia perché, come a volte si dice retoricamente, ‘non c’è futuro’. Mi sono sempre spostata per pura curiosità e per la fame di conoscere il mondo là fuori, e al momento questa esigenza è sempre forte. Ovviamente l’Italia e la Sardegna restano i luoghi del cuore, dove torno ogni volta che posso”.

Giovedì, 24 settembre 2020

Redazione2
24 Settembre 2020

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Commenti

  • Vincenzo Murroni ha detto:
    25 Settembre 2020 alle 21:25

    Brava Gisella: ci sono tutti i presupposti per un futuro eclatante. Tantissimi auguri.

    Rispondi
  • Clotilde Sanna ha detto:
    24 Settembre 2020 alle 18:42

    Complimenti Gisella per il tuo racconto, molto invitante per qualsiasi persona voglia trovare nuovi stimoli e confronti a livello europeo ed oltre per la propria professione e curiosità

    Rispondi
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