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Rimandati a casa in tutta fretta dal Covid-19: disagi e delusione di chi studiava all’estero

19 Giugno 2020

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Rimandati a casa in tutta fretta dal Covid-19: disagi e delusione di chi studiava all’estero

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Il rientro dei ragazzi sardi che studiavano all’estero con Intercultura sicuramente non è stato facile, quest’anno. Ai primi di marzo, nel pieno dell’emergenza sanitaria che ha colpito tutti a livello mondiale, cinque studenti della provincia di Oristano nel pieno del loro programma di studio hanno dovuto fare le valigie in tutta fretta e rientrare quanto prima in Sardegna.

“Secondo gli accordi presi a livello internazionale con AFS Intercultura, insieme a tutti i volontari e alle famiglie abbiamo deciso di farli tornare, tra marzo e aprile”, racconta il presidente di Intercultura Oristano, Cesello Putzu, “non appena abbiamo capito che la situazione stava peggiorando. Un rientro chiaramente anticipato, accompagnato da sentimenti contrastanti”.

Da una parte infatti c’era il dispiacere di dover interrompere prima del previsto l’esperienza all’estero, dall’altra però l’ansia fra i ragazzi di riuscire a tornare dalle proprie famiglie e senza contrarre il virus.

Per alcuni studenti è stata una vera impresa, anche perché si sono dovuti confrontare con vari stop e permessi, ognuno diverso dall’altro, in vigore negli aeroporti di tutto il mondo. C’è chi doveva tornare dagli Stati Uniti, chi dal Costa Rica, dal Canada o dal Brasile. E chi tornava dalla Russia, come Lidia Loddo, di Oristano, iscritta al quarto anno del Liceo classico “De Castro”, arrivata in Italia il 18 marzo.

“È successo tutto all’improvviso”, racconta Lidia. “Avevo saputo in via non ufficiale che stavano iniziando i primi rimpatri dei ragazzi verso il 16 marzo. I volontari russi di Intercultura in quel momento invece non confermavano la decisione. In effetti del coronavirus in Russia si parlava ancora poco, stavano iniziando a chiudere le scuole, ma tutte le regole che gli altri paesi stavano iniziando ad adottare qui non c’erano”.

“I primi biglietti sono arrivati per i ragazzi della Thailandia e della Turchia”, racconta sempre Lidia. “Avevo chiesto alla famiglia che mi ospitava di poter andare a salutare in aeroporto un mio amico turco in partenza, e invece poco dopo ho saputo che dovevo partire anch’io, addirittura un’ora prima di lui”.

Lidia così ha preso il primo aereo da Ekaterinburg (il volo era alle 7,30) per arrivare a Mosca verso le 10 e da lì imbarcarsi su un altro volo per Roma. “La cosa più triste purtroppo è aver dovuto interrompere questa esperienza, iniziata ad agosto, negli ultimi tre mesi, che sono quelli più belli”, conclude Lidia Loddo. “È stato tutto così veloce, con soli tre voli sono arrivata a Roma il 18 marzo. Da qui ho raggiunto mio padre che vive a Città di Castello, mentre in Sardegna sono tornata solo una decina di giorni fa”.

Un rientro improvviso e un po’ burrascoso anche per Martina Fadda, anche lei di Oristano e iscritta al quarto anno al “De Castro”, partita a fine agosto scorso per la Repubblica Dominicana. “Ho fatto rientro in Italia il 23 marzo”, racconta Martina. “Noi abbiamo avuto una settimana di preavviso e devo dire che sia il centro locale italiano che quello estero, insieme a tutti i volontari, si sono subito prodigati per aiutarci a tornare il prima possibile”.

L’esperienza del rientro di Martina è stata più difficile da un punto di vista organizzativo, anche a causa delle autocertificazioni che cambiavano in continuazione. “Abbiamo avuto un po’ di problemi a tornare”, conferma la studentessa oristanese. “Da Santo Domingo ho preso un volo diretto per Roma, ma purtroppo sono arrivata tardi e ho perso la coincidenza per Cagliari. Ritardo dovuto al fatto che lo spazio aereo degli Stati Uniti era stato bloccato, e il pilota del nostro aereo ha dovuto prendere una rotta più lunga. Siamo arrivati alle 8 del mattino, il primo volo utile per la Sardegna era quello delle 21. Poi una volta a Cagliari abbiamo avuto problemi con l’autocertificazione, che era cambiata da poco”.

Per Martina come per altri ragazzi nella sua stessa situazione, alle fatiche del lungo viaggio si è aggiunta l’impossibilità di riabbracciare i propri cari, dopo otto mesi. “È potuta venire a prendermi all’aeroporto di Cagliari solo mia madre. Nessun abbraccio e 14 giorni di auto isolamento preventivo. È stato uno shock”.

Nonostante i disagi e gli stati d’animo contrastanti, è finita bene. “Fortunatamente tutto è andato per il meglio”, conferma Cesello Putzu. “Una volta rientrati, i ragazzi hanno seguito online un periodo di formazione con i nostri volontari di Intercultura – una formazione che solitamente avviene in presenza, prima della partenza e al rientro – e successivamente sono riusciti ad inserirsi nei piani didattici delle loro scuole. Anche loro si sono dovuti confrontare con la didattica a distanza”.

Il rientro anticipato ha interessato anche i ragazzi stranieri, ospiti a Oristano e provincia, inseriti all’interno del programma Intercultura. “Sono riusciti a ripartire senza problemi due ragazzi – uno cinese e uno austriaco – e due ragazze, una giapponese e una del Paraguay”, racconta il presidente di Intercultura Oristano.

Al momento, per settembre e ottobre si stanno preparando a partire per la loro prima esperienza all’estero ben 12 ragazzi di Oristano e provincia. “Ci sono stati diversi tagli, a seguito dell’emergenza sanitaria”, conclude Cesello Putzu. “Alcuni studenti che avevano vinto la borsa di studio non hanno comunque potuto partecipare alla selezione perché sono venuti meno diversi posti disponibili”. In ogni caso, per ora, le future partenze dei ragazzi sono confermate.

Lunedì, 22 giugno 2020

Redazione2
19 Giugno 2020

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