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Dalle interurbane in cabina al tartufo di cioccolato. Storie e ricordi al bar e pasticceria “Eleonora”

2 Marzo 2020

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Dalle interurbane in cabina al tartufo di cioccolato. Storie e ricordi al bar e pasticceria “Eleonora”

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Sedersi al tavolino, sorseggiare una tazza di caffè al sole o leggere il giornale al bancone, magari scambiando quattro chiacchiere con Meme o Rita. Chi è di Oristano, o ci vive da tempo, sa bene di cosa stiamo parlando. Il bar e pasticceria “Eleonora”, luogo di passaggio per molti turisti e punto di riferimento per tante generazioni di oristanesi, dal 1961 è un crocevia di persone, storie ma soprattutto ricordi che animano il centro storico della città.

Tra cappuccini, caffè e croissant, si “sfornano” aneddoti e racconti ma si “consumano” anche tanti piccoli rituali, abitudini care ai diversi clienti storici che frequentano ogni giorno il bar e che sono diventati anche un po’ “famiglia” per le donne che gestiscono il locale.

La famiglia Arru è conosciuta da tutti per aver gestito a Oristano diversi bar. “Mio nonno ne aveva uno in piazza Roma”, ricorda Meme Arru, proprietaria insieme alla sorella Rita del bar e pasticceria Eleonora. “La nostra si potrebbe definire una sorta di “dinastia” dei bar, dal lato paterno. Da sempre, infatti, anche lui aveva l’idea di aprirne uno, dopo la sua formazione nel settore della pasticceria che lo portò negli anni cinquanta a spostarsi a Roma per frequentare un corso per pasticceri. Quando rientrò a Oristano si sposò con mia mamma e insieme aprirono un bar pasticceria in centro”.

Il bar e pasticceria “Eleonora” così come lo conosciamo oggi esiste infatti dai primi anni sessanta. Prima era in via Dritta, dove attualmente c’è la tabaccheria. “Questo locale acquistato dai miei genitori per trasformarlo nel bar che tutti gli oristanesi oggi conoscono ha una lunga storia. Inizialmente aveva ospitato un’antica Sala di Toeletta, poi era stato diviso il tre parti: in una c’era una macelleria, poi una farmacia, e infine prima di noi una boutique”, spiega sempre Meme Arru.

Tanti i cambiamenti e i pezzi di storia che il bar e pasticceria “Eleonora” ha conosciuto nel corso degli anni, dalla prime pizze al taglio della città alle indimenticabili cabine telefoniche. “Potremo definirlo un momento di storia del costume di quel tempo”, racconta sempre Meme Arru. “Ricordo che nella sala avevamo cinque cabine ed erano tante le persone che venivano qui per chiamare o per fare delle interurbane. Gli scatti si pagavano alla cassa e se ci penso mi rendo conto di come siano cambiate le abitudini di una volta. Tempo fa, specialmente da chi viveva nei paesi, il telefono del bar era fondamentale”.

E un pezzo di memoria storica è anche la famosa pensilina, il piano di sopra del bar, insieme alla cioccolata calda. “Le persone che ora hanno settant’anni mi raccontano sempre che venivano qui da giovani per sedersi ai tavolini di su a bere la cioccolata. In realtà, sempre dai racconti delle persone, la pensilina è stata anche, come dire, il luogo di tante storie d’amore” ricorda Meme Arru.

Ma la vera specialità del bar “Eleonora”, quella per cui è conosciuto da tanto tempo, sono i dolci. “Il bar nasce come pasticceria” racconta Meme Arru. “All’epoca, quando il locale lo gestivano i miei genitori, in città c’erano pochissime pasticcerie. Mi ricordo, quando ero piccola, che realizzavamo delle grandi e alte torte nuziali, decoratissime, che ora non andrebbero più di moda; o dei dolci che adesso non facciamo più, dei tartufi di cioccolato. Erano delle mini tortine, ricoperte di cioccolato, con una ciliegia al centro. Negli anni ottanta era uno dei dolci più richiesti e l’associo un po’ alla storia del nostro locale”.

Con i tempi e le mode cambiano anche i gusti e le richieste dei clienti. “Certe cose non si fanno più, ma nella mia memoria di quando ero ragazzina sono rimaste impresse. Ricordo che prima facevamo anche lo yogurt, “gioddu”, se ne occupava mio padre ogni giorno. In un frutteto nella zona di San Paolo a quei tempi tenevamo delle mucche, da cui prendevamo il latte fresco con il quale mio padre realizzava questo yogurt con quello che oggi chiameremo un moderno abbattitore. Lavori che ora sarebbe impensabile fare. Adesso dal frutteto sfruttiamo le piante di agrumi per i limoni e le arance, totalmente bio”.

E come le specialità, anche i clienti rappresentano un aspetto importante della storia del bar e pasticceria Eleonora. “La clientela è variegata. Abbiamo i clienti storici, quelli che frequentano il bar da una vita: chiedono sempre di mia mamma. Alcuni si ricordano di quando loro piccoli, venivano qui, mandati dai genitori per comprare le sigarette e ricevevano una pasta o un dolce offerto dalla signora Vanna. E poi abbiamo i clienti abituali, quelli che almeno una volta al giorno passano per prendere un caffè. Tu conosci loro e loro conoscono te, e questo è il bello del nostro lavoro”.

Il locale ora è gestito da sole donne, una scelta però nata per caso. “Al laboratorio ci sono due pasticcere mentre in sala e al bar ci alterniamo in cinque. Non abbiamo deciso di esser un bar ‘al femminile’, assolutamente no. È successo per caso, per ora ci troviamo molto bene, ma ovviamente non escludiamo una presenza maschile in futuro”.

La forza del locale, oltre ai ricordi che conserva, sta anche nella “polivalenza” di chi ci lavora e nel sapersi adattare a fare tutto, un’abilità che si tramanda nella famiglia Arru. “Abbiamo preso esempio da mia mamma. Lei lavorava dappertutto, in cassa, in sala, al banco. In queste piccole attività ti devi adattare e impari a fare qualsiasi cosa, in base alle esigenze”. Per Meme e sua sorella Rita, questo modo di essere polivalenti ha permesso di portare avanti negli anni fino ad oggi con successo e passione il bar di famiglia.

“Non immaginavo un altro percorso. Forse da giovanissima pensavo che avrei fatto altro, ma poi è venuto naturale lavorare qui. Io e mia sorella siamo cresciute nel bar e quando serviva una mano, anche le domeniche, si veniva ad aiutare. Mi ricordo che da piccola osservavo tanto, imparavo e mi piaceva. Ed eccomi qui”.

Certo, i tempi sono cambiati, fare programmi per il futuro non è sempre facile, soprattutto per piccole attività come questa e in una realtà come quella di Oristano. Ma una cosa è certa: il bar continuerà a fare parte della strada e della città, a esser un posto dove le persone si incontrano anche solo per farsi compagnia e chiacchierare. E il bar e pasticceria “Eleonora” è sicuramente uno di questi. E poi, che Sartiglia e carnevale sarebbe senza le zippole, i fatti fritti e le chiacchiere secondo le ricette della signora Vanna Spada?

Lunedì, 2 marzo 2020

Redazione2
2 Marzo 2020

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Commenti

  • Pietro ha detto:
    4 Marzo 2020 alle 16:14

    Niente cucchiaino perché il caffè lo prendevo amaro, e che dire della zuppa inglese o della crostata di mele.
    Un bacione a tutte.
    Pietro

    Rispondi
  • PaoloVan ha detto:
    4 Marzo 2020 alle 11:46

    Un pezzo indimenticabile della storia di Oristano. Gentilissime e affabilile persone che lo conducono coloro che ci lavorano. Un’attività che spero prosegua ancora per tanto tempo. L’ho anche citato simpaticamente in un mio racconto su Eleonora d’Arborea che porto in giro nei miei spettacoli. Un giorno lo vorrò leggere a Meme e Rita.
    Paolo

    Rispondi
  • Annalisa ha detto:
    3 Marzo 2020 alle 11:06

    Bei ricordi…auguri per oggi ed il futuro….un abbraccio a tutte Voi e per la gentilezza che avete sempre con i clienti…Annalisa

    Rispondi
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