Fossato, ponti levatoi e porte: una ricerca per scoprire com’era la città Oristano
20 Settembre 2026
La presentazione dello studio nel corso dell'incontro ospitato dall'Hospitalis Sancti Antoni

L'incontro "Oristano com'era"
Oristano
La presentazione dello studio nel corso dell’incontro ospitato dall’Hospitalis Sancti Antoni
Tre porte, un fossato alimentato dalle acque del Tirso, i ponti levatoi che al tramonto chiudevano la città e due bracci del fiume a disegnare un paesaggio urbano oggi quasi irriconoscibile.
È l’immagine di Oristano tra Medioevo ed Età Moderna che emerge dai documenti e dalle testimonianze analizzate durante la conferenza “Oristano com’era. La città e il suo porto tra Medioevo ed Età Moderna”.
A riportare in primo piano una città molto diversa da quella contemporanea è stata Maria Grazia Rosaria Mele, ricercatrice del CNR, protagonista dell’incontro tenutosi venerdì scorso nell’Auditorium dell’Hospitalis Sancti Antoni.

Un viaggio nella storia della capitale del Regno di Arborea condotto non attraverso ricostruzioni suggestive, ma seguendo le tracce lasciate dalle fonti.
Ed è proprio il rapporto con le fonti ad aver segnato l’apertura dei lavori. “La storia di una città o di un fatto si ricostruisce con i documenti disponibili, le ipotesi, invece, per quanto suggestive possano essere, non fanno bene alla verità”, ha sottolineato Giampaolo Mele, docente universitario e direttore scientifico dell’Istituto Storico Arborense, presentando al numeroso pubblico, una serata ricca di novità, che hanno riproposto una città che ha ancora molto da raccontare.
Da qui prende avvio la ricerca di Maria Grazia Rosaria Mele, che ha ricostruito attraverso documenti e testimonianze materiali alcuni dei passaggi dell’evoluzione urbanistica, idraulica e infrastrutturale di Oristano. Un lavoro reso più complesso dalla scarsità delle fonti, ma proprio per questo fondato sulla necessità di incrociare ogni testimonianza disponibile.
Tra i documenti presi in esame dalla ricercatrice, anche il testamento di Ugone II del 1335, una delle fonti che consentono di cogliere le trasformazioni intervenute nell’assetto urbano di Oristano in quegli anni e nei periodi successivi.
“La città può così essere letta attraverso un insieme eterogeneo di testimonianze” ha spiegato Mele, “accordi internazionali, relazioni, concessioni, testamenti, registri patrimoniali, epigrafi, cartografia storica, fotografie e testimonianze materiali”. Un patrimonio documentale che restituisce l’immagine di una Oristano dinamica, sottoposta nel tempo a profondi cambiamenti nella sua organizzazione urbana e nelle infrastrutture.
“Ed è proprio nelle infrastrutture che una parte significativa di questa trasformazione diventa leggibile. La cinta muraria, le porte di accesso, i ponti, il sistema delle acque e il rapporto con il Tirso raccontano infatti una città profondamente diversa da quella conosciuta oggi” ha precisato Maria Grazia Rosaria Mele.
Nel periodo preso in esame, secondo quanto emerso dalla ricerca, Oristano disponeva di tre porte di accesso documentate. L’esistenza di una quarta porta è stata ipotizzata, ma al momento non esistono documenti in grado di confermarla.
“La città fortificata era inoltre circondata da un fossato alimentato dalle acque del Tirso. Gli ingressi erano collegati alla terraferma attraverso ponti levatoi che, al tramonto, venivano sollevati, segnando anche fisicamente la chiusura della città” ha aggiunto la Mele. “Il sistema idraulico era strettamente legato alla conformazione del territorio. Uno dei due bracci del Tirso costeggiava la cinta muraria di Oristano e raggiungeva lo stagno di Santa Giusta; l’altro proseguiva invece verso Torre Grande” come attestato da uno dei documenti illustrati durante la conferenza.
Sono elementi che contribuiscono a restituire una dimensione concreta della Oristano medievale: non soltanto la capitale politica del Regno di Arborea, ma anche una città organizzata intorno a un sistema difensivo e idraulico nel quale acqua, mura e vie di accesso erano strettamente collegati.
Particolarmente significativa anche l’immagine di Oristano utilizzata durante la relazione, tratta da un disegno della città concesso da Gabriele Pettinau, che ha contribuito a rendere più immediata la lettura delle trasformazioni urbane illustrate dalla ricercatrice.
L’incontro, organizzato dall’Istituto Storico Arborense in collaborazione con l’Amministrazione comunale di Oristano, si inserisce nell’attività di ricerca e divulgazione dell’ISTAR, impegnato da tempo nella valorizzazione della documentazione relativa alla storia giudicale attraverso convegni, conferenze e pubblicazioni scientifiche.
Una ricerca che, oltre a ricostruire l’organizzazione politica, urbana e sociale della capitale arborense, continua ad aprire interrogativi sulla vita quotidiana degli oristanesi di allora. Le fonti disponibili permettono infatti di ricostruire molte delle strutture della città, ma lasciano ancora spazio a nuove domande sulla comunità che quelle strade, quelle mura e quelle acque le abitava.
Ad arricchire la serata è stato inoltre l’intervento musicale di Gavino Murgia, che ha eseguito alcuni brani del proprio repertorio.
Sono intervenuti inoltre Massimiliano Sanna, sindaco di Oristano, Simone Prevete, assessore alla Cultura, Erika Vivian, presidente dell’ISTAR, e Carla Del Vais, direttrice dell’Antiquarium Arborense.
Domenica, 20 settembre 2026
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Commenti
Chissà che la giunta non prenda atto di come e’ ridotta ora questa città… magari ora ricostruiscono i fossati e portano pure i coccodrilli…