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“Disarmiamo le parole per costruire la pace”. L’appello dell’arcivescovo dal Rimedio

8 Settembre 2026

Monsignor Roberto Carboni ha presieduto il solenne pontificale dal piazzale della Basilica

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“Disarmiamo le parole per costruire la pace”. L’appello dell’arcivescovo dal Rimedio

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Oristano

Monsignor Roberto Carboni ha presieduto il solenne pontificale dal piazzale della Basilica

Nel piazzale della Basilica del Rimedio, alla presenza delle autorità civili e militari, l’arcivescovo di Oristano, monsignor Roberto Carboni, ha presieduto questo pomeriggio il solenne pontificale per la festa di Nostra Signora del Rimedio, patrona dell’Arcidiocesi arborense. Nella sua omelia, Carboni ha richiamato le cinque piste indicate da papa Leone XIV nell’enciclica Magnifica Humanitas per costruire una “civiltà dell’amore”, soffermandosi sul valore del dialogo e sulla necessità di disarmare le parole in un tempo segnato da conflitti e divisioni.

Un pensiero è stato rivolto anche alla comunità cittadina, con l’auspicio di una città accogliente e attenta ai più deboli.

I festeggiamenti proseguiranno domani, mercoledì 9 settembre, con le celebrazioni per la Beata Vergine Maria Salus Infirmorum. Sono in programma messe alle 7, 8, 9, 10 e 11. La messa per i malati animata dal coro alle 17, quella per le famiglie alle 18,30 e la messa conclusiva alle 20.

Il programma si concluderà con la seconda novena, dal 10 al 18 settembre, scandita ogni giorno dal rosario delle 17, dalla novena delle 17.30 e dalla messa delle 18.

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Al Rimedio la messa in piazza celebrata dall’arcivescovo Roberto Carboni

Di seguito il testo dell’omelia

Signor Prefetto,
Illustri autorità civili e militari,
Signor sindaco di Oristano,
fratelli e sorelle…

La processione del simulacro della Beata Vergine del Rimedio che ha dato avvio alla nostra celebrazione è un simbolo immediato, semplice, per spiegarci una verità teologica profonda: la madre del Signore ci precede nel cammino della fede e ci accompagna all’incontro con il suo figlio Gesù. Non solo ci precede, ma anche ci fa da guida sicura nel cammino, non sempre agevole e facile, della vita, sostenendoci nei momenti di difficoltà. Siamo qui stasera, ancora una volta, per questo appuntamento di fede e di preghiera, riconoscendo Colei che ha ascoltato con attenzione la Parola di Dio e meritato la beatitudine pronunciata da Gesù: Beati coloro che ascoltano la Parola di Dio e la mettono in pratica (Lc 11, 28).

Stasera, a livello personale e comunitario, vogliamo intessere quel dialogo fiducioso con la Madre del Signore, con Nostra Signora del Rimedio, presentando a lei, che riconosciamo sorella e madre nostra, le fatiche, le difficoltà, le angustie del momento presente. Diamo voce anche alle richieste dell’umanità che si dibatte in situazioni di violenza, di guerra, di divisione, di scontro e grida il suo desiderio di pace. Ci preoccupano le divisioni, le chiusure, le ostilità fra i popoli, avendo la consapevolezza che sarà sempre più difficile riprendere il dialogo tra le nazioni e trovare una via di colloquio, di negoziato, di convivenza pacifica. Ecco le nostre mani Madonna del Rimedio: talvolta sono vuote, altre volte ferite, stanche, piene di difficoltà e fatiche, altre volte per grazia di Dio, vi sono i frutti di generosità e disponibilità. Portiamo a te stasera, o Madre, le nostre speranze. Eleviamo insieme la preghiera di intercessione perché Maria del Rimedio la presenti a suo figlio Gesù. È questa la sua vocazione e il suo compito nella storia della salvezza: farsi portatrice delle invocazioni dei suoi figli, soccorrere la loro fragilità e povertà così come ha fatto alle nozze di Cana. Anche la nostra Chiesa diocesana viene a te, O Madre, con il suo carico di fatiche e gioie. Vogliamo camminare seguendo il Vangelo, ma anche affrontare il pericolo di una fede sempre più debole e superficiale. Viviamo la preoccupazione di una Chiesa dove diminuiscono le vocazioni, sia presbiterali che religiose, come pure le vocazioni al matrimonio cristiano. Una Chiesa che sente l’urgenza di rinnovarsi ma deve ancora trovare la sua strada per farlo con frutto. Siamo custodi di un passato e di una storia gloriosa ma viviamo un presente di povertà spirituale e poco entusiasmo. È una sfida che ci chiama a rinnovare nelle nostre comunità lo stile missionario con un coinvolgimento da parte di tutti. Ciascuno mettendo a frutto la propria vocazione, sia i presbiteri che i laici.

Una preghiera la innalziamo a Nostra Signora del Rimedio per la nostra comunità cittadina. La festa del Rimedio ha da secoli una valenza identitaria per la città di Oristano. Tanti uomini e donne si riuniscono qui per intessere quel dialogo semplice ma profondo con la Madre del Signore. Preghiamo per la nostra città, perché continui a essere accogliente, attenta ai più deboli, sempre più al servizio dei cittadini. Perché sappia valorizzare la sua storia e le tante bellezze e opportunità che le vengono riconosciute. Preghiamo perché le Istituzioni abbiano sempre a cuore il benessere della comunità e le loro azioni e parole sempre a questo siano dirette. La collaborazione di tutti i cittadini è necessaria, insieme all’impegno di coloro che hanno responsabilità di governo. Siamo in un momento storico in cui siamo chiamati – per usare un’espressione che papa Leone XIV ha utilizzato nella sua enciclica Magnifica Humanitas – a costruire una civiltà dell’amore. Anche noi siamo chiamati a impegnarci in questo progetto.

Papa Leone propone cinque piste di responsabilità quotidiana, personale e comunitaria, per far crescere la civiltà dell’amore. La prima è quella di disarmare le parole e contribuire così a disarmare la terra. Tutti sappiamo quanto siano potenti le parole, quanto possano modificare lo stato d’animo di una persona, renderla gioiosa oppure triste, aggressiva o pacifica. Ferire o guarire un cuore. Siamo chiamati, iniziando dal nostro contesto familiare e sociale, a fare un esame di coscienza sulle parole che usiamo, sui giudizi e sui pregiudizi. Dobbiamo purificare l’aggressività di cui possono essere impregnate le nostre parole. Abbiamo dunque questa possibilità reale di concorrere al bene ogni volta che diciamo una parola di verità, un consiglio saggio, quando sosteniamo e confortiamo qualcuno. La seconda pista che ci propone il papa è quella di edificare il buon fondamento della pace che è la giustizia. Praticare la giustizia vuol dire fare quello che noi sappiamo essere bene: dal non rubare al non tradire, a non parlare male degli altri, al fare il proprio lavoro con impegno… Per conseguire la pace non basta il desiderio, bisogna praticare anche la giustizia. Ed ecco il terzo passo: abbandonare l’esitazione e prendere posizione. Ci sono situazioni in cui non è giusto essere neutrali. Non basta ritenere di non essere complici, dobbiamo pur elevare la nostra voce. Dobbiamo fare in modo che coloro che soffrono sentano la nostra partecipazione. Infine, dare voce alle vittime aiuta sempre a diventare consapevoli del male che è racchiuso nella guerra, nella violenza. Non possiamo accettare tutto questo come una normalità. Siamo pure chiamati a un sano realismo che eviti sia l’idealismo quanto il cinismo. Realismo significa includere tutto ciò che è implicato in una decisione; poter comprendere che cosa si può ottenere. In un contesto non facile, in un contesto dove le opzioni non sono molte, ecco, questo ci rende realisti però nella verità e nel bene. Infine, rilanciare il dialogo, che è lo strumento principale della convivenza tra le persone e una concreta alternativa al conflitto. Con la violenza tutto è perduto, mentre con il dialogo si può arrivare a un punto di incontro. Questo è fondamentale nella vita umana; è lo stile che dobbiamo esercitare nella nostra comunità, nella nostra Chiesa, nella comunità civile, iniziando dal nostro contesto, per quanto modesto e piccolo.

Tutti siamo invitati, sia a livello familiare, sia a livello ecclesiale sia a livello civile: la possibilità di affrontare i conflitti e le divergenze attraverso l’ascolto rispettoso dell’altro, delle sue posizioni, anche se non sono condivise. Tutto questo noi lo presentiamo a te Madre del Signore, Nostra Signore del Rimedio, perché tu ci sostenga nel desiderio e nell’impegno di far crescere la civiltà dell’amore e non della violenza o della divisione. Intercedi tu, Madre nostra, presso suo Figlio Gesù, perché Egli ci dia la forza di attuare questi propositi e possiamo davvero portare qualche frutto di bene. Così sia!

+ Roberto Carboni, Arcivescovo

Martedì, 8 settembre 2026

Red
8 Settembre 2026

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