Il Movimento Antifascista Oristanese critica l’esercitazione al centro commerciale di Oristano
13 Giugno 2026

Oristano
Documento di protesta
Sull’esercitazione coordinata dai carabinieri e che ha convolto forse di polizia, nel centro commerciale “Porta Nuova” di Oristano, riceviamo un documento critico dal Movimento Antifascista Oristanese. Lo pubblichiamo di seguito.
L’insolita animazione del centro commerciale “Porta Nuova” di Oristano con una maxi esercitazione congiunta di Carabinieri e Polizia.
Con l’arrivo delle giornate estive, i residenti di Oristano e dintorni si aspettavano forse di avere l’opportunità di partecipare a occasioni di socialità e intrattenimento, quel tipo di iniziative che solitamente animano i centri urbani, piccoli o grandi che siano: sagre, concerti, proiezioni. Invece, nella serata di giovedì 11 giugno, la città fa spazio alla manovra “Porta Nuova 2026”, un’esercitazione congiunta di reparti specializzati e pattuglie del territorio che prevede un massiccio concentramento di mezzi e dispiegamento di personale operativo nell’area del centro commerciale Porta Nuova.
I piazzali e le corsie del centro commerciale diventano quindi scenario di addestramento per la gestione di “situazioni ad alto rischio”, un addestramento che viene presentato come fondamentale per la sicurezza dei cittadini, e legittimato in quanto tale, nonostante quella di Oristano risulti essere la provincia con il tasso di criminalità più basso in Italia, come lo stesso Comune vanta sul proprio sito istituzionale. Del resto, la Sardegna è drammaticamente abituata alla presenza militare: con ben 31 basi (oltre il 65% di quelle presenti in tutta Italia), più di 35mila ettari sono dedicati ai soldati; come se ciò non fosse già abbastanza, con la giustificazione fornita dalla retorica della sicurezza che individua minacce esterne, si estende sempre più la presenza militare a spazi che dovrebbero essere di esclusivo uso civile, sottraendoli al resto della società.
I tamburi di guerra risuonano nell’informazione quotidiana – la retorica del pericolo, della minaccia, della necessità di essere pronti – trovano nella Sardegna il teatro ideale per le prove generali. Riteniamo che l’unica vera utilità di esercitazioni come questa sia quella di abituare la popolazione civile alla presenza sempre più massiccia e armata di forze militari anche nei contesti urbani, in previsione di un futuro in cui la povertà e il disagio sociale saranno sempre più diffusi.
Continuiamo a sentire parlare di sicurezza, ma cosa si intende davvero con questa parola? A cosa ci si riferisce, quando l’80% del munizionamento italiano ed europeo viene testato e sparato sui nostri territori, causando un danno irreparabile in termini di inquinamento di suolo, acqua e aria e, quindi, di salute dei sardi? Di quale sicurezza abbiamo davvero bisogno, quando la gente aspetta mesi e mesi per poter fare una visita specialistica, perché la sanità sarda è al collasso e i reparti chiudono, quando manca il lavoro e i giovani sono costretti a emigrare per riuscire a trovare una dimensione lavorativa dignitosa? Riteniamo che in un contesto tale, la parola sicurezza venga svuotata di significato e strumentalizzata per permettere l’avanzamento della militarizzazione del nostro territorio, in un momento storico in cui l’intera società viene sottoposta allo stesso processo per giustificare politiche di riarmo che sottraggono risorse alla cittadinanza. Quante risorse pubbliche avrebbero potuto essere destinate alla sanità, all’ambiente, all’educazione, all’inclusione sociale, e sono state invece bruciate per permettere a queste forze speciali di giocare a guardie e ladri in un centro commerciale di provincia la sera di giovedì?
Personale specializzato, mezzi, carburante, straordinari, coordinamento interforze da mezza Sardegna sono tutte risorse che richiedono una spesa reale, pagata con denaro che viene sottratto a qualcos’altro. A qualcuna. A tutte noi.
Movimento Antifascista Oristanese
Sabato, 13 giugno 2026