La Rivista della Biennale arriva a Oristano con un numero dedicato alla parola
15 Maggio 2026
Alla Pinacoteca Carlo Contini la presentazione di “Alfabeti / Alphabets”, con Pietrangelo Buttafuoco e Debora Rossi

La rivista della biennale di Venezia - Courtesy La Biennale di Venezia
Oristano
Alla Pinacoteca Carlo Contini la presentazione di “Alfabeti / Alphabets”, con Pietrangelo Buttafuoco e Debora Rossi
La Biennale di Venezia fa tappa a Oristano con la sua Rivista. Venerdì 22 maggio, alle 18, la Pinacoteca Carlo Contini ospiterà la presentazione del numero 1/2026, intitolato “Alfabeti / Alphabets” e dedicato al tema della parola. L’incontro, a ingresso libero, è organizzato in collaborazione con la Pinacoteca Carlo Contini e la Biblioteca comunale di Oristano.
Ad aprire l’appuntamento saranno i saluti istituzionali del sindaco di Oristano Massimiliano Sanna e dell’assessore comunale alla Cultura Simone Prevete. Seguirà il dialogo con Pietrangelo Buttafuoco, presidente della Biennale di Venezia, e Debora Rossi, direttrice editoriale della Rivista e responsabile dell’Archivio Storico della Biennale. A conversare con loro sarà Silvia Loddo, direttrice della Pinacoteca Carlo Contini.
La presenza di Buttafuoco arriva in un momento di forte esposizione pubblica per la Biennale, dopo le polemiche sulla partecipazione dei padiglioni di Russia e Israele alla Biennale d’arte e il confronto a distanza con il Governo e con il ministro della Cultura. Il presidente ha rivendicato l’autonomia e l’identità dell’istituzione veneziana, ricordando che i Paesi non vengono “invitati” come in una fiera, ma partecipano alla Biennale all’interno di una storia e di un sistema consolidati.
Al centro dell’appuntamento oristanese ci sarà però il nuovo numero della Rivista, dedicato alla parola come strumento di espressione, relazione e interpretazione del presente. Un tema che sarà affrontato in un confronto tra arte, cultura e linguaggi contemporanei.
Il numero “Alfabeti / Alphabets” pone al centro la parola quale dispositivo originario di costruzione del pensiero e dell’esperienza artistica. Come sottolinea Debora Rossi, il nuovo numero stabilisce una significativa risonanza con il numero della Rivista della Biennale pubblicato nell’ottobre del 1951, restituendo continuità a una tradizione editoriale oggi riattivata dopo oltre 50 anni di silenzio. La rinascita della Rivista della Biennale si configura infatti come un gesto culturale e progettuale che riallaccia il presente a una storia autorevole, rilanciandone la funzione critica nel contemporaneo. In quel numero storico, teatro e musica occupavano una posizione centrale, evidenziando il ruolo della parola scritta, recitata e cantata come elemento fondativo delle arti performative. Vi figuravano, tra gli altri, contributi di Igor Stravinskij e W. H. Auden su The Rake’s Progress, riflessioni sul teatro di Carlo Goldoni e interventi dedicati a Madre Coraggio di Bertolt Brecht. Un contesto in cui la parola emergeva come strumento insieme artistico e politico, capace di riflettere le tensioni culturali del dopoguerra.
In continuità con questa eredità, “Alfabeti / Alphabets” riafferma la centralità della parola come gesto creativo e atto critico, capace di attraversare i linguaggi della scena contemporanea e di generare nuove forme di relazione. La Rivista della Biennale di Venezia rinnova così il proprio impegno a interrogare il presente attraverso strumenti critici e prospettive plurali, proponendosi come un laboratorio editoriale aperto, capace di attivare nuove traiettorie di ricerca tra arti, linguaggi e società.
Ad aprire il numero 1/2026 è una citazione tratta da Parmenide del filosofo Martin Heidegger, che ne sintetizza l’orizzonte teorico: la parola, nella sua dimensione scritta e manuale, si configura come fondamento dell’umano, luogo in cui pensiero e gesto coincidono. In questa chiave, la scrittura non è solo mezzo di espressione, ma pratica originaria di costruzione del senso.
“Unicamente dalla parola e con la parola è nata la mano. Non è l’uomo che ‘ha’ le mani, è invece la mano che custodisce in sé l’essenza dell’uomo, poiché la parola, in quanto ambito essenziale della mano, è il fondamento essenziale dell’uomo. La parola, in quanto tracciata e quindi mostrandosi allo sguardo, è la parola scritta, la scrittura. Ma la parola in quanto scrittura è ‘Handschrift’, scrittura manuale, grafia” – Martin Heidegger
Tra i contributi figura quello del politologo e arabista Gilles Kepel, che riflette sulla parola come fondamento della vita collettiva e insieme come strumento di potere, mostrando come essa possa essere confiscata dai regimi autoritari, manipolata dalla propaganda, svuotata nell’epoca dei social network e della post-verità. Frédéric Bonnaud, Direttore della Cinémathèque française, ripercorre il rapporto tra cinema e parola, dal muto al sonoro, soffermandosi su autori che hanno trasformato il linguaggio in materia stessa della forma cinematografica, da Marcel Pagnol a Jean Renoir, da Orson Welles a Jean-Luc Godard. In un dialogo tra l’autore cinematografico Tommaso Santambrogio e lo scrittore Arturo Pérez-Reverte, la parola emerge come strumento ambivalente, capace tanto di creare quanto di deformare, aprendo una riflessione sul suo ruolo nello spazio pubblico, sul rapporto tra lingua, cultura e potere, e sull’importanza dell’ascolto e della complessità nei processi creativi. Il poeta albanese Visar Zhiti testimonia la violenza esercitata sulla parola nei regimi totalitari e mostra come la lingua, anche quando censurata e perseguitata, possa sopravvivere come forma di resistenza, identità e libertà. Tra i più influenti curatori della scena internazionale, Hans Ulrich Obrist ripercorre la propria pratica fondata sul dialogo come forma di conoscenza, sull’improvvisazione e sulla costruzione di un archivio vivente di conversazioni con artisti, scrittori e scienziati.
Sul versante della comunicazione contemporanea, la graphic designer Angela Guzman ripercorre la nascita degli emoji come linguaggio visivo universale capace di integrare e amplificare l’espressione emotiva nel digitale, mentre Keith Broni, direttore della piattaforma Emojipedia, ne analizza l’evoluzione semantica. La traduttrice Silvia Pareschi riflette sul rapporto tra traduzione, tempo e tecnologia, interrogando criticamente l’impatto dell’Intelligenza Artificiale sui processi linguistici e creativi. In una conversazione tra Christopher Hampton, drammaturgo e sceneggiatore britannico, premio Oscar per la sceneggiatura di Le relazioni pericolose e Monica Capuani, giornalista, traduttrice e dramaturg, la traduzione è descritta come una pratica artigianale e interpretativa, fatta di scelte minute e continuo adattamento, in cui il traduttore agisce come mediatore: tra parola, scena e scrittura, emerge la resa viva del linguaggio. Maria Luisa Frisa, teorica della moda e curatrice, riflette sul rapporto tra parole, immagini e moda, mostrando come il discorso critico e curatoriale sia parte costitutiva dell’esperienza del vestire e della sua esposizione. L’artista Giorgio Andreotta Calò affronta la parola a partire da Ritorno, un’opera in cui il linguaggio si fa gesto, attraversamento e compimento di un’azione reale. Il regista Gabriele Mainetti riflette sul rapporto tra parola e immagine nel cinema, rivendicando la centralità della forza narrativa della camera rispetto a un uso eccessivo del dialogo. Emma Dante, regista, attrice e drammaturga, rivendica una lingua scenica che passa anzitutto attraverso il gesto, il silenzio, l’istinto e la presenza fisica. In un’intervista inedita con Tommaso Mauro e Alessandro Tessari, Paulo Mendes da Rocha, architetto e urbanista brasiliano, Leone d’Oro alla Carriera della Biennale Architettura 2016, invita a una riflessione radicale sulla condizione umana, sul linguaggio e sulla responsabilità politica del progetto. L’artista Cesare Pietroiusti dedica infine un testo a John Baldessari, leggendo il suo lavoro come un campo aperto di possibilità tra immagine, linguaggio, serialità e gioco.
La copertina è illustrata con un’opera di Raymond Hains e Camille Bryen, Hépérile éclaté (1953), esposta alla mostra di poesia concreta organizzata dalla Biennale di Venezia nel 1969. Sull’aletta compare invece il progetto per il manifesto di Le Bal Miró, l’uccello luce, realizzato da Joan Miró per il balletto-pantomima di Sylvano Bussotti alla Biennale Musica 1981.
Il numero è illustrato con le immagini provenienti da archivi, istituzioni e fondi, nonché da contributi di artisti e autori, tra cui: Fototeca Arti Visive, Fototeca Cinema, Museo dei Quaderni di Scuola, Fondazione Antonio Presti, Archivio Cesare Pietroiusti, Video Data Bank della School of the Art Institute of Chicago, Coppi Barbieri, Fondazione Festival dei Due Mondi, John Baldessari, Luciano Caruso, Paolo Conte, Elio Di Pace, Rosellina Garbo, Jenny Holzer, Carmine Maringola, Hans Ulrich Obrist, Luo Qi, Emanuele Scarpa.
Sono inoltre presenti le fotografie di: Maria Laura Antonelli – AGF, Coppi Barbieri, Jutta Benzenberg, Andrea Bianchera, Luca De Santis, Massimo Fiorentini e Marco Caselli Nirmal, Franco Lannino, Verita Monselles, Andrea Pirrello, Italo Rondinella.
Le voci del N. 1/26 sono di Gilles Kepel, Giorgio Marrapodi, Frédéric Bonnaud, Valeria Della Valle, Arturo Pérez-Reverte e Tommaso Santambrogio, Ermanna Montanari, Hans Ulrich Obrist, Visar Zhiti, Line Langebek Knudsen, Paulo Mendes da Rocha, Luca Valtorta, Letizia Michielon, Debora Rossi, Cesare Pietroiusti, Valentina Casali, Angela Guzman, Keith Broni, Maria Luisa Frisa, Giorgio Andreotta Calò, Christopher Hampton e Monica Capuani, Sonia Folin, Silvia Pareschi, Emma Dante, Silvio Ranise e Nicola Grandi, Tsai Mingliang, Gabriele Mainetti, Tomaso Binga, Manuela Furnari, Peter Joch.
Pensata e realizzata esclusivamente in formato cartaceo, la Rivista si distingue per un ricco apparato iconografico, in gran parte tratto dall’Archivio Storico della Biennale e da ricerche fotografiche condotte a livello nazionale e internazionale. Pubblicata con cadenza trimestrale, ogni suo numero è dedicato a un tema monografico, ponendo in dialogo le discipline che caratterizzano La Biennale di Venezia — arti visive, architettura, danza, musica, teatro, cinema — insieme a incursioni nel campo delle scienze, della letteratura e della moda. La Rivista accoglie interventi, testimonianze, interviste, dialoghi e contributi inediti ed esclusivi, firmati da artisti, studiosi e figure di rilievo del panorama culturale e della società civile, sia italiana che internazionale. Molteplicità di linguaggi e libertà espressiva caratterizzano ogni pagina, con ampio spazio alla sperimentazione grafica e alle contaminazioni tra forme e codici diversi.
Venerdì, 15 maggio 2026