Pronti i fondi per chiudere la discarica di Pauli Mattauri, ma mancano i tecnici: riaperto il bando
27 Aprile 2026
Nonostante i finanziamenti disponibili e il progetto esecutivo già approvato, la mancanza delle figure tecniche necessarie blocca l’avvio del cantiere tra Oristano e Silì

La discarica di Pauli Mattauri
Silì
Nonostante i finanziamenti disponibili e il progetto esecutivo già approvato, la mancanza delle figure tecniche necessarie blocca l’avvio del cantiere tra Oristano e Silì
Il progetto per chiudere definitivamente la discarica di Pauli Mattauri c’è, i finanziamenti anche, ma il cantiere non può ancora partire. Mancano infatti alcune figure tecniche indispensabili per seguire i lavori e il Commissario ad acta, Raffaele Melette, dirigente del Settore Ambiente e suolo della Provincia di Oristano, ha deciso di riaprire i termini dell’avviso pubblico per cercare professionisti disponibili.
Il nuovo provvedimento riguarda l’intervento previsto nell’area tra Oristano e Silì, dove deve essere realizzata la copertura finale della discarica, il cosiddetto capping, con le opere necessarie alla messa in sicurezza del sito e al successivo monitoraggio ambientale. Il progetto esecutivo, già approvato, vale complessivamente 4,4 milioni di euro. Nei mesi scorsi era stata verificata la disponibilità di tecnici interni al Comune di Oristano e alla Provincia di Oristano per gli incarichi di direzione lavori e coordinamento della sicurezza, ma non era arrivata alcuna adesione. Anche il successivo avviso rivolto all’esterno non ha prodotto candidature sufficienti. Per questo ora si tenterà nuovamente attraverso il portale SardegnaCAT.
Gli incarichi da affidare riguardano direzione lavori, geologo direttore operativo, coordinamento della sicurezza in fase di esecuzione e collaudo tecnico-amministrativo. Solo dopo questi passaggi potrà essere avviato il cantiere.
La vicenda di Pauli Mattauri parte da lontano. La discarica fu autorizzata nel 1986 dall’Assessorato regionale all’Ambiente come semplice deposito di materiali inerti. L’area, presa in concessione dal Comune dal proprietario Gavino Porcu, avrebbe dovuto essere colmata nel giro di due o tre anni per poi tornare alla destinazione agricola originaria. Le cose andarono diversamente: in assenza di controlli adeguati e recinzioni, nel sito finirono rifiuti di vario genere, coperti solo da strati di terra.
Nel 1999 Porcu portò il Comune in tribunale, ottenendo una sentenza che imponeva il pagamento di circa 50 mila euro e il ripristino dell’area. Ma gli interventi non arrivarono e la controversia proseguì negli anni successivi, tra solleciti rimasti senza risposta e ipotesi di acquisto del terreno poi rivelatesi impraticabili.
La svolta più recente arrivò con una decisione del Tribunale Amministrativo Regionale della Sardegna, che accolse il ricorso del proprietario, ordinando al Comune di eseguire quanto stabilito dalla precedente sentenza civile e di presentare un piano conforme alla normativa entrata in vigore nel 2003 per la chiusura delle discariche.
Nel 2025 fu approvato il sistema di copertura con geomembrane, ritenuto la soluzione più efficace e sostenibile per arrivare alla chiusura definitiva del sito. Ora però resta da completare la squadra tecnica. Senza quei professionisti, il maxi intervento resta fermo.
Una volta conclusi i lavori, la normativa prevede comunque una fase di controllo e monitoraggio ambientale dell’area per i successivi trent’anni.
Lunedì, 27 aprile 2026