Una ventina di nuovi parcheggi pubblici in via Michele Pira
27 Marzo 2026
Il Consiglio comunale di Oristano ha approvato una variante al progetto edilizio della società 3 Torri. Dubbi del consigliere Uras: "Resta il nodo del ricorso al Tar"

Il complesso residenziale di via Michele Pira
Oristano
Il Consiglio comunale di Oristano ha approvato una variante al progetto edilizio della società 3 Torri. Dubbi del consigliere Uras: “Resta il nodo del ricorso al Tar”
In via Michele Pira 23 nuovi parcheggi per auto, di cui uno riservato a persone con disabilità, e tre stalli per ciclomotori e motocicli. A prevedere l’area di sosta pubblica è una variante urbanistica legata a un intervento edilizio della società 3 Torri. Ieri è arrivato il via libera del Consiglio comunale di Oristano, con 19 voti favorevoli.
“Si tratta di una proposta inserita in un procedimento avviato da anni”, ha dichiarato in aula il sindaco Massimiliano Sanna (Riformatori Sardi), “un intervento residenziale in via Michele Pira, promosso dalla società 3 Torri, nella sottozona B* del Piano urbanistico comunale. È un progetto per il quale è stata sottoscritta nel 2023 una convenzione urbanistica che ha consentito di garantire gli equilibri tra l’interesse privato e quello pubblico. Nella convenzione sono stati disciplinati la cessione gratuita delle aree destinate a parcheggi pubblici, la realizzazione di opere di urbanizzazione e il loro successivo trasferimento a patrimonio comunale. Ai sensi dell’articolo 21 delle norme tecniche di attuazione del Puc, l’edificazione nella zona B* è subordinata alla cessione gratuita al Comune di aree per parcheggi pubblici, nella misura del 40% della superficie complessiva dell’intervento. In applicazione a questa disposizione, la convenzione del 2023 ha stabilito una superficie complessiva di cessione pari a 778,77 metri quadri, di cui 672 metri quadri a parcheggi pubblici, mentre per la quota restante si è proceduto tramite monetizzazione. La stessa convenzione ha previsto che le opere venissero realizzate dal soggetto attuatore e successivamente acquisite al patrimonio comunale, anche ai fini della loro manutenzione. La proposta in esame non modifica l’assetto in sé, si tratta di un miglioramento della qualità del progetto. Viene introdotta una rimodulazione dell’assetto delle aree, migliora così in maniera significativa la funzionalità complessiva dell’opera. Si elimina la commistione tra accessi pubblici e privati, evitando possibili criticità nella gestione dell’area di sosta per i veicoli, si prevede un accesso al parcheggio pubblico più sicuro e si definisce in modo chiaro che l’accesso alla proprietà privata avverrà esclusivamente tramite ingresso dedicato, senza interferenze con gli spazi pubblici. Dal punto di vista amministrativo si tratta di una modifica non sostanziale della convenzione vigente, che richiede tuttavia un passaggio in Consiglio comunale. La proposta non comporta nuovi oneri per l’ente, né effetti negativi sulla situazione economico-finanziaria del Comune”.
Ha poi preso la parola il consigliere Fulvio Deriu (FdI), presidente della Commissione consiliare Urbanistica: “La Commissione si è espressa favorevolmente all’accoglimento della proposta di delibera con tre voti a favore e un astenuto. Questa vicenda, anche se in forma giuridicamente diversa, è già passata in Consiglio come piano attuativo. Il proponente aveva già avviato i lavori con la concessione diretta rilasciata dall’allora dirigente comunale. Ora sono state apportate alcune modifiche che creavano vizi a quest’area da destinare a parcheggi, che nella sostanza mantiene la stessa superficie di prima. Il primo vizio è che l’acquisizione al patrimonio comunale debba passare attraverso il Consiglio comunale, cosa che precedentemente non era avvenuta. Si sta quindi perfezionando l’iter. Il secondo punto, come ha riferito il sindaco, era che erano presenti alcune modifiche da apportare, quali l’eliminazione delle servitù di passaggio attraverso l’area pubblica per accedere all’area privata. Un’altra modifica che è stata apportata è quella di far sì che il fabbricato già esistente distasse 5 metri dal confine con la proprietà pubblica, cosa che non era garantita prima. C’erano poi altri due fattori che abbiamo chiarito in Commissione. Il primo riguarda il fatto che vi è una monetizzazione parziale già consolidata e si è optato per il superamento di questa monetizzazione per il fatto che, laddove richiedessimo quest’ulteriore cessione, non sarebbe rispettato il rapporto da destinare a parcheggi privati, che è obbligatorio per legge. La seconda e ultima problematica è stata anch’essa superata. Faccio un esempio pratico: sulle B* un mero calcolo matematico non consentirebbe in effetti di poter sfruttare appieno l’edificabilità dei suoli. Ponendo 1.000 metri quadri in area B*, noi dovremmo cedere al Comune 400 metri quadri e 600 dovremmo poterli utilizzare. Potremmo edificare su 360 metri quadri di superficie copribile e potremmo arrivare a 5.000 metri cubi, perché l’indice di fabbricabilità fondiaria va calcolato sull’intera area. Per realizzare 5.000 metri cubi avremmo bisogno di un’altezza superiore a 13 metri, altezza che non è consentito superare in concessione diretta. Viene anche applicata la norma sovraordinata, per la gerarchia delle fonti di diritto, il decreto Floris, che ci dice di rispettare l’altezza media di zona. Se noi edificassimo i 5.000 metri cubi di fabbricato dovremmo rilasciare 500 metri quadri da destinare a parcheggi privati. Va da sé che, su 600 metri quadri di area disponibile sottratta alla superficie coperta, ne avremmo 240. Allora la soluzione sarebbe quella dei piani pilotis, liberi sotto, che non fanno volume ma altezza, e ridurremmo quindi ulteriormente la capacità edificatoria dei suoli. Ci sono state interpretazioni spesso e volentieri smontate dal Tar della Sardegna, specie sulle B*. Sia il proponente, quindi la ditta costruttrice, che il progettista non si sono inventati quest’area, è stato richiesto loro di cedere un’area secondo determinate conformazioni indicate dagli uffici. Quindi poi in fase di piano attuativo sono emerse tutte le problematiche. L’ultima era che una parte del lotto oggetto di cessione ricadesse nell’attuale marciapiede pubblico, che di fatto pubblico non è, perché gli uffici da una ricerca storica non hanno rinvenuto alcun decreto di esproprio. Il Comune, di fatto, aveva occupato quell’area, senza però espropriarla a tutti gli effetti: era nostra l’occupazione abusiva di suolo privato. Dovremmo addirittura riconoscere l’indennizzo, da allora a oggi. Per sanare questa situazione storica, nella cessione è ricompresa gratuitamente anche quella porzione di marciapiede, una striscia piccolissima, parliamo di una variabile dai 40 agli 80 centimetri”.
Sulla proposta ha detto la sua il consigliere Giuliano Uras (Oristano al Centro): “Per principio sono sempre favorevole a chi investe in città, realizza e si adopera per migliorare la capacità abitativa e dei servizi che Oristano offre. Ho solo un quesito: se non ricordo male questa vicenda ha ancora una pendenza giudiziaria e vorrei sapere se, dopo questo passaggio, ci sia una volontà espressa, per iscritto, di rinunciare a eventuali pretese future. Altrimenti stiamo facendo un gioco particolare che secondo me non è proprio il massimo. Noi concediamo a chi sta contestando le nostre decisioni e francamente non lo trovo giusto. Magari nel frattempo è tutto superato e io non ne sono al corrente”.
“È un dubbio che mi sono posto anche io”, ha risposto il presidente del Consiglio Peppi Puddu (Udc). “Dalle risposte che ho avuto dagli uffici, posso dire che sono due procedimenti distinti. L’atteggiamento della società è cambiato. Si è andati verso una linea di condivisione con l’amministrazione e di risoluzione del problema. Tant’è che si giunge oggi in Consiglio comunale con questa proposta che risolve tutte le criticità allora emerse”.
A intervenire, infine, anche la dirigente del Settore Sviluppo del territorio, Sara Angius: “Il procedimento è pendente al Tar e non ho aggiornamenti in merito al ritiro. Attraverso dei colloqui, però, ci hanno fatto capire che avrebbero rinunciato. Il procedimento per il quale la 3 Torri aveva proposto ricorso al Tar riguardava l’adozione di un piano di lottizzazione che, se non ricordo male, proponemmo nell’agosto 2024. Rispetto a quel diniego espresso in sede di Consiglio, la 3 Torri si era quindi rivolta al Tribunale amministrativo regionale, prima con una richiesta di sospensiva. Su questa richiesta il Tar si era espresso in maniera abbastanza netta a favore del Comune. Oggi la proposta di delibera, invece, mira a regolarizzare un’acquisizione al patrimonio comunale di un’area corrispondente al 40% delle cessioni previste per le zone B*. La 3 Torri non sta cedendo esattamente il 40% della superficie del lotto, ma una quota inferiore, perché la parte residua è stata monetizzata. Questa cessione è un atto necessario che dà diritto al proprietario di edificare attraverso un permesso di costruire, non attraverso un piano di lottizzazione. Il procedimento di ricorso al Tar riguarda invece il piano di lottizzazione, non il permesso di costruire in corso di esecuzione e per il quale è stata proposta questa variante”.
Venerdì, 27 marzo 2026