Sartiglia con i caschetti, gli indipendentisti di Repùblica: “Funzioni prefettizie passino alla Regione”
6 Febbraio 2026
È la risposta alla circolare che Angieri ha indirizzato ai sindaci della provincia, sollecitando il rispetto rigoroso del Decreto Abodi

Foto d'archivio
Oristano
È la risposta alla circolare che Angieri ha indirizzato ai sindaci della provincia, sollecitando il rispetto rigoroso del Decreto Abodi
Affidare le funzioni prefettizie alla presidente della Regione Alessandra Todde. È questo l’invito lanciato dal partito indipendentista Repùblica, che contesta il prefetto di Oristano Salvatore Angieri per aver richiamato i sindaci della provincia al rispetto rigoroso dell’articolo 5, comma 9, del Decreto Abodi. Una norma che se applicata alla Sartiglia imporrebbe ai cavalieri di indossare protezioni per il capo e il corpo, mettendo a rischio lo svolgimento della manifestazione.
“La circolare diffusa ieri dal prefetto di Oristano“, si legge in una nota di Repùblica, “è l’ennesima dimostrazione di come il potere statale continui a essere esercitato in Sardegna in modo burocratico, distante e culturalmente cieco. Poche righe, nessuna apertura, un ordine secco: caschi e airbag oppure la Sartiglia non si svolge. Non è una scelta tecnica, è una scelta politica. La Sartiglia viene ridotta a una generica manifestazione con equidi, assimilata a una corsa qualsiasi, cancellando con un atto amministrativo la sua natura di giostra rituale secolare, il suo valore simbolico e identitario per il popolo sardo. Non stupisce che il prefetto continui a chiamare i cavalieri fantini. Non è una svista: è il riflesso di uno sguardo estraneo. Se il cavaliere diventa un atleta anonimo, allora la Sartiglia può essere normalizzata, regolata, svuotata. È così che si cancella la storia senza mai nominarla”.
“La sicurezza, invocata come principio assoluto, viene applicata in modo selettivo e comodo. Rigorosa dove è semplice imporla”, scrive Repùblica, “improvvisamente flessibile o rinviabile dove servirebbero scelte strutturali, investimenti e responsabilità politiche vere. Basterebbe guardare altrove per capire dove la sicurezza dovrebbe essere davvero una priorità: nella sanità pubblica sarda, con reparti sotto organico, pronto soccorso al collasso e tempi di attesa incompatibili con il diritto alla cura; nei luoghi di lavoro, dove si continua a morire per mancanza di controlli, prevenzione e formazione; nelle scuole e negli edifici pubblici, troppo spesso insicuri e lasciati all’incuria. In questi ambiti la sicurezza diventa complessa, graduale, rinviabile. Per la Sartiglia, invece, basta una circolare. Colpisce, ancora una volta, l’assenza di una reale capacità politica di difesa della Sardegna. Le istituzioni regionali e i rappresentanti sardi, al di là di questioni organizzative e burocratiche, non riescono a sostenere trattative con le istituzioni statali, neanche quando possono contare sui cosiddetti governi amici ma, soprattutto, subiscono decisioni prese altrove, senza riuscire a costruire un quadro normativo che tenga insieme tutela delle persone e rispetto della storia, senza mai mettere in discussione l’assetto dei poteri che produce queste imposizioni”.
“Come Repùblica”, evidenziano gli indipendentisti, “riteniamo che questa vicenda renda non più rinviabile una scelta politica coraggiosa: le funzioni prefettizie in Sardegna devono essere sottratte alla nomina statale e affidate al presidente della Regione, come avviene in altri contesti autonomi, tra cui la Valle d’Aosta. La pubblica sicurezza non può essere amministrata da figure temporanee, spesso estranee per provenienza e conoscenza del territorio, chiamate a decidere su riti, comunità e identità che non conoscono e che non vivono. Attribuire le funzioni prefettizie al presidente della Regione significherebbe per i sardi assumersi finalmente una responsabilità politica diretta, radicata, trasparente. La Sartiglia – o altri eventi equestri come le àrdie – non chiede privilegi né deroghe arbitrarie. Chiede rispetto e intelligenza istituzionale. Perché quando si pretende di mettere il casco alla storia, non si aumenta la sicurezza: si dimostra solo di non aver compreso chi siamo”.
Venerdì, 6 febbraio 2026