Don Italo Schirra e l’Eleonora Basket di Oristano, una pagina di sport degli anni Sessanta
2 Febbraio 2026
Il ricordo di Mario Simeone

Oristano
Il ricordo di Mario Simeone
Don Italo Schirra non è stato soltanto il sacerdote che diede vita al gruppo scout o che promosse e seguì, passo dopo passo, la costruzione della chiesa di San Giuseppe Lavoratore nel quartiere di Sa Rodia. Accanto all’impegno pastorale e sociale, una parte significativa della sua eredità è legata allo sport, in particolare alla nascita e alla crescita della squadra di basket Eleonora d’Arborea, una realtà che negli anni ‘60 seppe unire agonismo, formazione dei giovani e attenzione concreta ai più fragili.
Grazie alla sensibilità dell’arcivescovo dell’epoca, monsignor Sebastiano Fraghì, e all’impegno di don Italo insieme ad altri noti oristanesi, venne realizzato un campetto di basket all’interno del complesso di San Pio X, nel giardino della Curia, dove oggi sorge un parcheggio. Fu una novità assoluta per Oristano e rappresentò molto più di un semplice impianto sportivo: divenne un luogo di aggregazione, crescita e incontro, capace di avvicinare centinaia di ragazzi alla chiesa e all’oratorio.
A ricordare oggi quel periodo, a pochi giorni dal trigesimo della scomparsa di don Italo Schirra, è uno dei protagonisti di quella stagione, Mario Simeone, 85 anni, napoletano, amico fraterno del sacerdote e figura centrale dell’Eleonora Basket.
“Come posso dimenticare una grande persona e un magnifico sacerdote come don Italo Schirra”, racconta Simeone. “Negli anni Sessanta Il Mattino di Napoli cercava un corrispondente in Sardegna per la Serie A. Feci la valigia e partii. Amavo il basket, lo praticavo, e a Oristano conobbi don Italo. Nel 1962 collaboravamo dentro e fuori la parrocchia e mi fece conoscere l’arcivescovo Fraghì e il suo segretario Antonio Campus”.
Don Italo dirigeva l’istituto di San Pio X e seguiva con grande attenzione la formazione dei ragazzi. “Sapeva che lo sport era fondamentale”, prosegue Simeone, “e riuscimmo a realizzare quel campo di basket nel giardino della Curia. Fu la prima volta nella storia della città”.

Su quel campo giocarono per quattro anni la squadra maschile, impegnata anche in Serie B nazionale, quella femminile e l’intero settore giovanile. Tra gli Juniores emersero talenti come i fratelli Livio e Gabriele Luperi, con quest’ultimo convocato anche nella Nazionale di categoria.
Il campetto di San Pio X ospitò tornei e le partite di Serie B, con la partecipazione di alcune delle maggiori squadre regionali dell’epoca: Olimpia, Esperia, Dinamo ed Eleonora. “Furono anni bellissimi”, ricorda Simeone, che sottolinea anche il legame umano con don Italo: “Nel 1967 venne a Napoli per celebrare il mio matrimonio. Un’amicizia autentica, rimasta intatta nel tempo”.
Parallelamente all’attività sportiva, la Polisportiva Eleonora d’Arborea si distinse per una forte impronta sociale e culturale, come testimoniano anche numerosi articoli de L’Unione Sarda. Nel giugno del 1965, ad esempio, il quotidiano raccontava della “settimana sportiva” conclusa con la premiazione delle squadre partecipanti a un torneo di pallacanestro promosso dall’Eleonora, iniziativa nata per favorire l’inserimento dei bambini poliomielitici nella vita sportiva.
Sempre nel giugno 1965, la presidente onoraria della Polisportiva, Anna Putzu, consegnò all’Istituto “Maria Bambina del Rimedio” la somma di 276.000 lire, raccolta in due giornate di manifestazioni pubbliche organizzate proprio per sostenere i bambini ex poliomielitici. Un gesto che confermava come lo sport, per l’Eleonora e per don Italo, non fosse mai fine a se stesso.
Numerosi tornei, come la Coppa “Eleonora d’Arborea”, furono organizzati esplicitamente a favore degli orfani bisognosi e dei bambini ricoverati negli istituti di assistenza. I giovani giocatori rinunciavano ai premi, raccoglievano libri, quaderni, indumenti e fondi, trasformando il campo di basket in uno spazio di solidarietà concreta.

I bambini del Rimedio venivano spesso invitati come ospiti d’onore a bordo campo, per vivere una serata diversa e sentirsi parte della comunità.
Sul piano sportivo, l’Eleonora Basket seppe ritagliarsi un ruolo di primo piano nel panorama cestistico nazionale (serie B) e regionale. Le cronache parlano di un gruppo competitivo e ben amalgamato, capace di affrontare squadre come Aquila, Olimpia e Dinamo, e di schierare giocatori rimasti nella memoria degli sportivi oristanesi: Sirianni, Serra, i fratelli Putzu, i fratelli Luperi, Miculan, Mulas, Simeone, Angius, Delitala, Viotti, Sanna Randaccio, Anello, Della Tali, per citarne alcuni, guidati da allenatori come Bruno Secchi, giunto da Milano per sostenere il progetto, e dallo stesso Mario Simeone nel ruolo di direttore tecnico.
Accanto ai risultati sul parquet, restava centrale l’idea di uno sport come strumento educativo, capace di trasmettere valori morali, senso di appartenenza e attenzione verso chi era più debole. Un’impostazione che rifletteva pienamente la visione di don Italo Schirra.
Dopo l’esperienza del basket, don Italo si dedicò con la stessa determinazione alla nascita della chiesa di San Giuseppe Lavoratore. “Il Comune individuò l’area”, ricorda Simeone, “e la picchettammo insieme. Con l’arcivescovo in testa partì una processione dalla Curia fino a Sa Rodia, dove venne benedetto il terreno”. Una volta edificata la chiesa, seppe ancora una volta aggregare i giovani, dando vita al gruppo scout.

La sua scomparsa ha lasciato un segno profondo in chi lo ha conosciuto. “Mi ha colpito molto”, conclude Mario Simeone, “e con questa testimonianza della mia gioventù ho voluto ricordarlo così: come un uomo capace di unire fede, sport e solidarietà, lasciando un’impronta che va ben oltre il tempo”.
Tra i tanti giovani che giocarono nel campetto della diocesi c’era anche Angelo Capone, amico di Mario Simeone. “Fu un periodo importante per la crescita del basket oristanese”, ricorda Capone. “Giocavo con tanti altri giovani di Oristano nel campionato Juniores. L’Eleonora Basket andò avanti fino al 1966 e poi, dalle sue ceneri, nacque la Libertas. Oltre a don Italo, che ne fu il vero regista, un grande merito per la costruzione della società va riconosciuto anche a Mario Simeone”.

Martedì, 3 febbraio 2026