Francesco Cuozzo conquista il secondo posto al concorso letterario “Traballu e Tzitadinàntzia”
12 Dicembre 2025
Lo studente dell'ITIS Othoca ha presentato l'arrepentina arretrogada dedicata ai suoi nonni dal titolo "Su traballu est cosa santa"

La premiazione del giovane Francesco Cuozzo
Oristano
Lo studente dell’ITIS Othoca ha presentato l’arrepentina arretrogada dedicata ai suoi nonni dal titolo “Su traballu est cosa santa”
C’è un filo sottile che lega le generazioni, fatto di memoria, impegno e amore per le proprie radici. Ed è proprio questo filo che Francesco Cuozzo, studente di Nurachi del Liceo scientifico delle Scienze applicate e della Comunicazione dell’Istituto “Othoca” di Oristano, ha saputo intrecciare in una poesia che gli è valsa il secondo posto nel concorso letterario Traballu e Tzitadinàntzia.
Dedicato alla memoria di Gigi Bonfanti, figura di riferimento nel sindacato CISL, da sempre promotore dei valori dell’inclusione, del bilinguismo e del dialogo intergenerazionale, il concorso ha visto una grande partecipazione, con più di 147 componimenti presentati tra prosa e poesia.
La cerimonia di premiazione si è svolta stamane tra i reperti del Museo archeologico di Olbia, dove il giovane Francesco Cuozzo ha ritirato il premio, cantando la sua arrepentina arretrogada.
A consegnarglielo non è stato solo Roberto Pezzani, segretario generale FNP CISL, ma idealmente anche i suoi nonni, a cui ha dedicato Su traballu est cosa santa, che è insieme un canto e un ringraziamento.
“Mi sono ispirato ai miei nonni”, racconta lo studente, con quella semplicità che appartiene a chi sa riconoscere i veri maestri di vita, “alla loro dedizione e tenacia nel lavorare, nonché al loro amore per la cultura sarda”.
Parole che pesano, in un’epoca in cui troppo spesso si guarda avanti dimenticando da dove si viene. Pesano come il bel secondo posto, frutto di un percorso nato dai laboratori poetici condotti a scuola con la professoressa Francesca Trebino e il perito linguistico Antonio Ignazio Garau, dello sportello linguistico della provincia di Oristano. “È stato emozionante”, spiega Garau. “lavorare con ragazzi tanto profondi e dotati”.
“In queste parole si sente una gratitudine reciproca che nasce quando insegnamento e apprendimento si incontrano davvero. E allora quel riconoscimento diventa qualcosa di più grande: non è solo il successo di uno studente talentuoso, ma la celebrazione di un lavoro di squadra, di una scuola che funziona, di una lingua che resiste e si rinnova nelle voci dei giovani”, concluso la professoressa Trebino. “In fondo, Su traballu est cosa santa non è solo il titolo di una poesia. È un’eredità che passa di mano in mano, di generazione in generazione, e che oggi trova voce in un ragazzo che sa guardare indietro per andare avanti, che sa parlare sardo per dire qualcosa di universale: che il lavoro, la dedizione e l’amore per le proprie radici non sono peso, ma ali”.
Venerdì, 12 dicembre 2025