Donne, violenza e riscatto: l’ex consigliera Patrizia Cadau continua la sua battaglia con un libro
16 Settembre 2025
Si intitola "Volevate il silenzio, avete la mia voce" ed è già in distribuzione

L'ex consigliera e autrice Patrizia Cadau
Oristano
Si intitola “Volevate il silenzio, avete la mia voce” ed è già in distribuzione
Volevate il silenzio, avete la mia voce: l’ex consigliera comunale di Oristano Patrizia Cadau ha deciso di proseguire la sua battaglia contro la violenza di genere attraverso le pagine di un libro.
Vittima di maltrattamenti domestici, la sua vicenda personale è diventata un vero e proprio caso nazionale.
“Non sono nuova al raccontare e sensibilizzare sul tema della violenza: tutto il mio percorso ha portato alla maturazione di un progetto editoriale, che parte proprio dalla mia esperienza personale e si fonde con i racconti di tante altre donne con le quali sono venuta a contatto negli anni”, ha commentato l’autrice.
“Non ho voluto, dunque, soffermarmi esclusivamente su quanto mi è successo, ma su come si dovrebbe intervenire nelle situazioni di violenza”, ha precisato Cadau. “Così ripercorro le reazioni delle forze dell’ordine, delle istituzioni e della comunità, con la volontà di ribaltare il paradigma colpa-vergogna che cade in capo alle vittime e non sui maltrattanti”.
Ed è proprio il titolo a fare da apripista a 195 pagine che vogliono raccontare soprattutto ciò che dovrebbe essere la reazione collettiva. “Volevate il silenzio, avete la mia voce è indicativo del silenzio che le stesse istituzioni pretendono dalla vittime, nonostante gli inviti a parlare, così come quello preteso dalla comunità di appartenenza”, ha spiegato l’autrice. “È necessario superare l’idea di una violenza come fatto privato, per farla divenire una ferita pubblica, che deve far scattare una riprovazione sociale verso i maltrattanti e smetta di mettere sulla graticola le vittime, troppo spesso lasciate sole, così come i loro figli”.
“Mi sono concentrata, quindi, sull’importanza di una comunità attenta, solidale e capace di attivarsi come sentinella, per promuovere una riprovazione sociale nei confronti dei maltrattanti”, ha proseguito Cadau. “È innegabile che i fatti si devono provare in tribunale, ma ci sono vicende che lasciano poco spazio all’errore. Per questo è necessario che negli stessi palazzi di giustizia non si minimizzi: deve essere però la comunità, con una spinta dal basso e una giusta indignazione, a sensibilizzare sul tema”.
Il libro, pubblicato il 13 settembre scorso, si apre con una prefazione dell’avvocata Cristina Puddu e un’introduzione a cura del giudice della Corte penale di Cagliari Gianluigi Dettori, già sostituto procuratore presso il Tribunale di Bergamo e addetto al gruppo specializzato “Vittime vulnerabili”, nonché diplomato al corso Help VAW 2023 del Consiglio d’Europa sulla violenza maschile sulle donne e la violenza domestica.
“Sono due interventi che danno spessore all’opera e permettono di comprendere quanto ancora ci sia da fare”, ha sottolineato Cadau. “Nel libro parlo della Legge 54/2006, che promuove una bigenitorialità a tutti i costi; delle istituzioni e la loro reazione ai casi di violenza; e del mio stesso caso, nel quale mi ritrovo a fronteggiare un processo per diffamazione”.
“Ed è partendo da queste analisi, che diventa chiaro quanto il silenzio faccia da anticamera alla violenza: l’ho vissuto io sulla mia pelle e lo vivono quasi tutte le altre, che troppo spesso hanno paura di parlare, con il terrore di vedersi strappare i propri figli, perché giudicate alienanti, e additate da una comunità che dovrebbe proteggerle”, ha aggiunto l’autrice. “Anche per questo ho aggiunto un piccolo vademecum per offrire dei consigli pratici alle vittime e a chi si trova ad assistere a situazioni di violenza. In questo modo, perlomeno, alle donne sarà possibile comprendere come muoversi e soprattutto capire di essere vittime di un reato. Cosa, purtroppo, spesso non percepita, arrivando a situazioni drammatiche. È capitato a me, così come le altre”.
“Mi sono sempre esposta e ho deciso di parlare della mia esperienza, sia perché permette di attivare dei processi di guarigione personale, ma soprattutto collettiva. Così che la rete sociale diventi un argine al sistema”, ha concluso Patrizia Cadau. “Non sono più disposta a scendere a compromessi con violenza e silenzio”.
Martedì, 16 settembre 2025