Miniere Sonore a Oristano: cinque giorni per esplorare il suono
25 Agosto 2025
Il programma del festival

Rodari connection © emanuele_meschini
Oristano
Il programma del festival
Tre concerti al giorno per cinque giorni. Prende il via martedì prossimo, 26 agosto, la diciottesima edizione del festival Miniere Sonore, che quest’anno si concentra sul tema ‘Segni’ e sul mistero del significato generato dal suono.
La manifestazione, organizzata dall’associazione Heuristic con la direzione artistica di Stefano Casta e il sostegno del Ministero della Cultura, della Regione Autonoma della Sardegna e del Comune di Oristano, porterà al chiostro dell’Hospitalis Sancti Antoni alcuni dei nomi più interessanti nella scena italiana ed europea della musica elettronica e contemporanea.
La diciottesima edizione di Miniere sonore si aprirà martedì 26 agosto, alle 21, con “To be born”, concerto di Alessandra Diodati per voce, elettronica e tastiere, in cui l’artista esplorerà la voce oltre i confini tradizionali, attingendo a tecniche antiche come il canto armonico, per liberare la creatività e riportare la voce a un’essenza primordiale. Un viaggio sonoro che celebra l’espressione autentica dell’essere umano.
“Spore” è invece il progetto del duo composto da Elio Martusciello (chitarra elettrica) e Francesca Naibo (chitarra elettrica, oggetti, elettronica) che, senza nessuna partitura, nessuna regola, nessuna idea condivisa in anticipo, esplora i territori dell’improvvisazione. Unico punto di partenza è solo l’ascolto reciproco, nella fiducia che da questo incontro germini qualcosa: suoni, tensioni, silenzi.
La prima serata di Miniere Sonore si concluderà con “Brulla”, un documentario sonoro per voce e live electronics con Francesco Giomi (live electronics) e Michela Atzeni (voce). Un’opera che non solo vuole raccontare la storia di devastazione sistematica del disboscamento sardo, ma che, attraverso una mediazione artistica, desidera sensibilizzare ai temi del rispetto ambientale.
La serata di mercoledì 27 agosto si aprirà alle 21 con “Synesthesia”, una performance per contrabbasso, sintetizzatori e diapason del francese Ronan Courty. Un recital che rallenta gli strati del tempo evocando una musica profana inedita, a metà strada tra folklore immaginario e musica antica.
“Rodari connection” è invece il titolo del progetto del duo composto da Valentina Fin (voce, microkorg, sassofono) e Federica Furlani (elettronica, viola, voce) che trae spunto dal mondo immaginativo e surreale delle “Favole al telefono” di Gianni Rodari. Una combinazione che invita l’ascoltatore a esplorare o riscoprire il proprio mondo interiore magico.
La conclusione della seconda giornata di Miniere Sonore sarà affidata al quartetto francese dei No Tongues. Unendo sperimentazione acustica e rituali elettronici, Matthieu Prual (sassofono, clarinetto e flauti), Ronan Courty (contrabbasso e tastiera), Ronan Prual (contrabbasso e percussioni) e Alan Regardin (tromba ed elettronica), nel loro progetto “IIII” creano un universo immersivo e originale, e uno stato di euforia che invita al movimento.
Emma Grace Arkin, compositrice, cantante, violinista e musicoterapeuta vocale italo-americana, aprirà giovedì 28 agosto alle 21 la terza serata del festival con un solo set per voce, violino e live electronics, in cui intreccia performance e pratiche sonore sperimentali.
Linee di basso ipnotiche, compresse, riverberi e delay, un tappeto sonoro sul quale si adagiano le suadenti melodie di una voce eterea ed emozionante. “Under cover of night” è il progetto di Sabina Meyer (voce e basso), Alberto Popolla (clarinetti e basso) e Lorenzo Faraò (batteria e percussioni). Il progetto elabora una sorta di psichedelia intimista, dove le suggestive melodie vengono sorrette e venate da suoni bassi, in un continuo intreccio estatico, tra consonanza e dissonanze.
A chiudere la serata sarà “Voices” del duo Rime d’arco, composto da Alberto Brutti (contrabbasso e live electronics) e Milena Punzi (violoncello ed electronics). L’elettronica trasforma le vibrazioni degli archi in paesaggi sonori vibranti, al confine tra suono e rumore. Naturale e artificiale si fondono così per creare nuove e inattese dimensioni acustiche.
La serata di venerdì 29 si apre con “Nebula”, una performance di Annalisa De Feo per pianoforte, voce e oggetti in cui l’artista esplora i territori di confine tra la scrittura classica e le estetiche sonore contemporanee, in un linguaggio personale dove l’immediatezza della melodia spesso si trasforma nell’estemporaneità dell’improvvisazione, fino a toccare sonorità jazz e classiche dagli echi simbolisti e impressionisti del primo novecento musicale.
“Endangered species” è un progetto solista per pianoforte ed elettronica dell’artista statunitense Alvin Curran in continuo divenire: iniziato nel 1988, nel tempo si è evoluto rispondendo ai luoghi e ai contesti nei quali viene di volta in volta eseguito, oltre che alle possibilità espressive offerte da nuove tecnologie musicali contemporanee. Così, attingendo da uno sconfinato repertorio di suoni registrati nell’arco di oltre sessant’anni, Curran genera una performance musicale spontanea e sempre nuova.
La serata si chiude con “Sulidu”, un progetto di Pierpaolo Vacca (fisarmonica diatonica, loops ed effetti) e Mauro Sigura (oud e bouzouki), in cui i due musicisti propongono un sound originale, con il quale i ritmi e le melodie della tradizione sarda dialogano con le sonorità legate alla sponda sud del Mediterraneo.
L’ultima serata della diciottesima edizione si aprirà sabato 30 agosto alle 21 con Perry Frank, un progetto musicale ambient per chitarra ed elettronica fondato nel 2006 dal compositore e sound designer Francesco Perra. Il suono di Perry Frank si sviluppa su una base ambient minimale, arricchita da influenze provenienti da generi come il drone e la musica elettronica sperimentale.
La serata prosegue con “Trumpet solo”, un progetto dell’artista franco libanese Mazen Kerbaj. L’uso di vari oggetti di uso quotidiano (tubi, ciotole di plastica, palloncini, fogli di alluminio…) per “preparare” la tromba e le sue tecniche di esecuzione uniche gli consentono di sperimentare il massimo con il suo strumento, spingendolo oltre ogni riferimento, creando paesaggi sonori grezzi che suonano a volte come l’elettronica.
A chiudere la diciottesima edizione di Miniere Sonore sarà il progetto “Khthonie”, una performance viscerale e ipnotica in cui la voce potente e rituale di Dalila Kayros si fonde con i ritmi elettronici monolitici e distorti di Danilo Casti. Spingendo costantemente i confini dei generi, il loro live set attraversa e ridefinisce i confini dei territori musicali. “Khthonie” è così la colonna sonora di un mondo post-apocalittico mosso da un profondo desiderio di speranza e ricostruzione.
Lunedì, 25 agosto 2025