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La scuola in crisi in provincia di Oristano: persi 35mila studenti in 10 anni

24 Febbraio 2025

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La scuola in crisi in provincia di Oristano: persi 35mila studenti in 10 anni

Il tavolo della presidenza

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Lunedì, 24 febbraio 2025

L’abbandono scolastico tra i più alti d’Italia, la denatalità, lo spopolamento, il disagio giovanile, gli accorpamenti e i tagli, nonché la carenza di insegnanti, soprattutto di sostegno. Questi sono solo alcuni degli aspetti più critici emersi durante il convegno sull’istruzione promosso dall’Associazione culturale Lucio Abis assieme al liceo “De Castro”, con il sostegno della Fondazione di Sardegna.

Pietro Arca, presidente dell’Associazione Lucio Abis, ha evidenziato i numeri allarmanti della dispersione scolastica. “La Sardegna oggi ha un tasso di dispersione del 17,3%, mentre la provincia di Oristano raggiunge il 18%, ben al di sopra della media nazionale che è del 10%. Negli ultimi dieci anni abbiamo perso 35.000 studenti, e si prevede che entro il 2025 il calo sarà del 25%. È fondamentale intervenire, poiché da 25 anni non si attua una riforma complessiva del sistema scolastico nazionale. È un problema che deve essere affrontato con urgenza”, ha detto Arca.

Pino Tilocca, dirigente del “De Castro”, ha trattato il tema del disagio giovanile, sottolineando la crescente difficoltà che gli studenti affrontano nel percorso educativo. “Nel 2019, prima della pandemia, avevamo 61 studenti con disabilità, oggi sono 56. Ma sono aumentati gli studenti con altre certificazioni, passando da 53 nel 2020 a 94 oggi, ovvero oltre l’11% della nostra popolazione scolastica. Questi numeri nascondono un disagio più ampio, spesso legato a disturbi specifici dell’apprendimento. Ma la verità è che siamo di fronte a una crisi più profonda, che stiamo ignorando”, ha spiegato Tilocca. “Il 30% dei nostri adolescenti si rivolge a uno psicologo, e tre su quattro ritengono di aver bisogno di supporto psicologico. È un allarme serio.”

Tilocca ha poi parlato delle problematiche comportamentali, come le baby gang, e del ricorso a misure repressive, come la bocciatura per la condotta e le multe. “Non possiamo ignorare questa emergenza”, ha aggiunto.

Rosanna Lai, responsabile delle politiche di promozione del Consorzio Uno, ha illustrato i dati sui giovani sardi che scelgono di proseguire gli studi all’università. “Secondo un’indagine Istat del 2023, solo il 25% degli studenti sardi consegue una laurea, mentre il 17,3% abbandona il percorso. Siamo sotto di 5 punti rispetto alla media italiana e di 20 rispetto a quella europea. Molti studenti scelgono università fuori dall’isola, principalmente nelle regioni del nord Italia. In crescita è anche l’espatrio per studio”, ha spiegato Lai.

Gianvalerio Sanna, presidente del Consorzio Uno, ha messo in luce le difficoltà legate alla denatalità e al contesto demografico regressivo. “Le nascite sono diminuite del 3,1% nel 2023, e il dato del 2024 è previsto essere ancor più negativo. La formazione scolastica deve essere considerata come un argine contro lo spopolamento, ma la politica non sta investendo in questo settore”, ha affermato Sanna. “Per combattere la dispersione scolastica, è necessario partire dalle scuole dell’infanzia e sviluppare politiche di supporto alle famiglie”.

Nel dibattito sono intervenuti anche altri relatori. L’ex sindaco Guido Tendas ha criticato l’assenza della politica regionale, in particolare dell’assessore alla Cultura, Ilaria Portas, evidenziando come il diritto allo studio dovrebbe essere una priorità per il governo regionale.

Andrea Abis, sindaco di Cabras, ha parlato di un cambiamento antropologico globale, sottolineando come l’intelligenza artificiale stia modificando il modo di conoscere e apprendere. “Vediamo che i nostri ingegneri non valorizzano adeguatamente le proprie competenze, e il nostro Pil spesso finisce per arricchire altri paesi, mentre noi perdiamo risorse importanti”, ha osservato Abis.

Pinu Ciulu (Gilda) ha denunciato la presenza di centinaia di precari nelle scuole, la carenza di insegnanti specializzati e il pesante fardello burocratico che grava sugli insegnanti. “Da anni chiediamo l’alleggerimento della burocrazia, per consentire agli insegnanti di concentrarsi sul loro ruolo educativo”, ha spiegato Ciulu.

Paola Gaetano (Osvic) ha descritto le difficoltà nell’affrontare l’abbandono scolastico, lamentando la mancanza di un coordinamento tra le istituzioni e il terzo settore. “Nel territorio di Oristano, ad esempio, il Comune non ha partecipato a progetti importanti sul tema della dispersione scolastica. Manca una rete di supporto per gli adolescenti che stanno abbandonando la scuola”, ha concluso Gaetano.

Rosana Carboni, presidente dell’Associazione culturale Nino Carrus, ha ricordato l’importanza della connessione tra scuola, giovani e territorio, sottolineando come questo legame sia fondamentale per il futuro dei nostri ragazzi.

Luciano Cariccia (Snals) ha evidenziato la problematica dei trasporti e dell’autonomia scolastica, che a suo parere danneggiano gli studenti, creando disparità e disagi. “Le scuole sono carenti di strutture adeguate, come i convitti, e questo aggrava la situazione”, ha concluso Cariccia.

Infine, Alessandro Perdisci (Cisl) ha messo in evidenza la necessità di affrontare urgentemente la questione della denatalità, che sta determinando un crollo nella popolazione studentesca, e ha ricordato che “Oristano è l’unica provincia italiana a non avere un istituto tecnico di formazione di secondo livello. Dove troviamo i lavoratori specializzati? Dobbiamo affrontare questi problemi insieme, perché senza una politica che investa nell’istruzione, non possiamo sperare di fermare il declino economico e sociale del nostro territorio”.

 

Red
24 Febbraio 2025

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