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Comune e Prefettura uniti nel ricordare le vittime delle foibe

10 Febbraio 2025

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Comune e Prefettura uniti nel ricordare le vittime delle foibe

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Lunedì, 10 febbraio 2025

Anche Oristano ha celebrato oggi il Giorno del Ricordo. Il Comune e la Prefettura, insieme alla Consulta giovani e all’associazione Futuro studentesco, hanno onorato in via Garibaldi le vittime delle foibe, davanti all’ulivo che rievoca la tragedia e rinnova la memoria dell’esodo dalle loro terre di istriani, fiumani e dalmati, nel secondo dopoguerra. 

Il Giorno del Ricordo è una solennità istituita per legge per commemorare le delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata. Il 10 febbraio si riferisce all’entrata in vigore del Trattato di pace del 1947 con cui le province di Pola, Fiume, Zara, parte delle zone di Gorizia e di Trieste passarono alla Jugoslavia.

Conclusa la cerimonia in via Garibaldi, alle 10, nel salone San Domenico è stata consegnata la medaglia d’onore alla memoria di Francesco Spiga, allievo della Guardia di finanza dichiarato disperso l’8 settembre 1943. La ricorrenza è stata accompagnata dalle musiche degli Istituti comprensivi Bellini e Alagon di Oristano e del coro interforze San Michele Arcangelo. In conclusione, Gianluca Borzoni, docente di Relazioni internazionali all’Università di Cagliari, ha tenuto una conferenza organizzata dalla Consulta giovani, dal titolo “La necessità di ricordare la tragedia delle foibe e l’esodo giuliano-dalmata”. 

“È un momento solenne in cui la nostra comunità si raccoglie per rendere omaggio alle vittime delle foibe e ricordare il dramma dell’esodo giuliano-dalmata”, ha detto il sindaco Massimiliano Sanna, aprendo la cerimonia in via Garibaldi. “È un giorno in cui la memoria deve prevalere sull’oblio, in cui il passato deve parlare con voce chiara al presente affinché tragedie simili non abbiano mai più a ripetersi. La storia del nostro Paese è segnata da eventi drammatici e, tra questi, le sofferenze patite dagli italiani delle terre orientali rappresentano una ferita ancora aperta nella coscienza nazionale. Migliaia di uomini, donne e bambini furono vittime violenza cieca, costretti ad abbandonare la propria terra, la propria casa, le proprie radici”.

“Ma la memoria non deve essere solo un atto formale: deve trasformarsi in impegno concreto”, ha aggiunto il sindaco. “Dobbiamo trarre insegnamento dal passato per costruire un futuro fondato sul rispetto, sulla giustizia e sulla convivenza pacifica tra i popoli. Come ci ricorda Bertolt Brecht: L’uomo fa di tutto. Può volare e può uccidere. Ma ha un difetto: può pensare. Questa frase ci invita a riflettere sulla nostra capacità di scelta e sulla responsabilità morale che ogni generazione ha nel preservare la pace e nel contrastare ogni forma di odio e intolleranza”.

“Per questo”, ha proseguito Sanna, “oggi, in questo luogo, anni fa, nel 2019, abbiamo scelto di piantare un ulivo: simbolo di pace, di memoria e di speranza. Accanto a esso una targa che, con sobrietà e fermezza, racchiude il senso di questa ricorrenza. Oristano si sente idealmente legata a esperienze di fratellanza e riconciliazione, come quella che ha unito Nova Gorica e Gorizia in un’unica Capitale Europea della Cultura. leri divise, oggi sorelle, testimoniano la bellezza dell’amicizia e del rispetto. Solo attraverso la consapevolezza e il dialogo possiamo evitare che il pregiudizio e la divisione trovino ancora spazio nelle nostre società. In questa giornata, il nostro pensiero va a tutte le vittime, ai loro discendenti e a coloro che hanno dovuto ricostruire la propria esistenza lontano dalla loro terra natale. A loro va il nostro rispetto, il nostro ricordo e il nostro impegno affinché il sacrificio vissuto non sia stato vano”.

Subito dopo ha preso la parola il prefetto Salvatore Angieri: “Oggi celebriamo il Giorno del Ricordo per conservare e non dimenticare i martiri italiani delle foibe e la sofferenza di istriani, fiumani e dalmati per l’esodo dalle loro terre. È un segnale importante la presenza delle istituzioni, oggi, sotto questo ulivo che è simbolo di pace e di rinascita, valori universali che ci uniscono e ci guidano verso un futuro di armonia, rispetto e comprensione reciproca. Tutto ciò che, invece, è venuto meno nei territori di frontiera tra la fine della Seconda Guerra Mondiale e l’immediato dopoguerra. Nelle foibe si moriva con estrema crudeltà e violenza. Una violenza furiosa e ceca contro esponenti delle istituzioni, militari, preti, intellettuali, donne e bambini inermi ma anche partigiani antifascisti liberali, repubblicani o cattolici. Le violenze erano mirate contro gli italiani in un piano costituito di espulsione dei nostri connazionali”.

“L’unica colpa delle vittime fu semplicemente quella di essere italiani nel posto sbagliato, al momento sbagliato”, ha detto ancora il prefetto. “Le loro sofferenze non furono per tanto tempo riconosciute quasi a cancellare la drammatica vicenda dalla storia nazionale. Ma proprio nella tragedia rinacquero i germogli di un nuovo spirito patriottico che permise ai nostri compatrioti di combattere fianco a fianco, dimentichi delle opposte ideologie politiche ma uniti dal comune sentimento di essere italiani. Siamo qui riuniti, quindi, per rendere onore e restituire dignità ai nostri concittadini, vittime innocenti di quelle sopraffazioni, ai profughi e ai loro familiari. Oggi rivolgiamo loro un ricordo commosso e partecipe. Non possiamo cambiare il passato, ma possiamo contribuire a costruire un presente e un futuro migliori, valorizzando il dialogo e coltivando nel cuore sentimenti di pace”.

Red
10 Febbraio 2025

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