A Oristano la presentazione dei progetti vincitori del Premio In/Architettura Sardegna

Protagonisti l'Osservatorio delle zone umide di Marceddì e la Sala del Paesaggio del Museo archeologico del Sinis

L’Osservatorio delle zone umide di Marceddì – Foto di Cédric Dasesson

Giovedì, 13 giugno 2024

Un’antica torre costiera che diventa un punto di vista privilegiato su mare e lagune. E una sala espositiva dalle pareti traforate che ricongiunge un museo alla natura circostante. L’Osservatorio delle zone umide di Marceddì e la sala del paesaggio del Museo archeologico del Sinis sono due delle otto opere che hanno ricevuto il Premio In/Architettura Sardegna per il 2023-2026.

Saranno presentate al pubblico sabato prossimo, 15 giugno, all’Hotel Mistral 2 di Oristano, in via XX Settembre, durante un incontro organizzato da In/Arch Sardegna e dagli Ordini degli Architetti. L’appuntamento è per le 18. Aprirà i lavori il presidente di In/Arch Sardegna, Andrea Casciu.

Un’alleanza tra mondo della progettazione e mondo dell’impresa per intercettare la qualità nelle architetture costruite: questo sono i premi in/architettura promossi da Istituto nazionale di architettura (fondato da Bruno Zevi) e Associazione nazionale dei costruttori edili.

Dal 2020 i Premi, a cadenza triennale, partono da una fase regionale. In/Arch Sardegna seleziona le migliori architetture realizzate nell’Isola, valorizzando tutte le figure coinvolte: committenti, progettisti e imprese.

Quarantasei (su circa 1200 in Italia) le architetture sarde esaminate nell’ultima edizione, con otto vincitrici nelle due sezioni “Nuove costruzioni” e “Riqualificazione del patrimonio edilizio esistente”.

“Non abbiamo una idea precostituita di qualità. Siamo curiosi di tutto ciò che emerge nel panorama regionale”, commenta Giuseppe Vallifuoco, componente del direttivo IN/ARCH e presidente della Giuria. «La qualità in architettura si riconosce osservandola da punti di vista diversi, senza pregiudizi”.

L’Osservatorio delle zone umide di Marceddì nasce alla fine del XVI secolo come torre di guardia. Faceva parte del sistema di fortificazioni voluto dalla Corona di Spagna per difendere l’Isola dalle razzie dei pirati saraceni. Realizzata in pietra basaltica, ospitava una guarnigione composta da un comandante, un artigliere e quattro soldati.

Su richiesta della Fondazione Medsea, che già ne aveva commissionato il restauro nel 2020, la struttura militare è stata rivisitata dallo studio di architettura Casciu Rango di Cagliari. Il progetto, che consiste nell’ allestimento degli spazi interni della torre, ne preserva la memoria storica, proiettando la torre nella sua nuova dimensione di osservatorio delle zone umide.

“Il tentativo”, scrivono i progettisti Mario Casciu e Francesca Rango, “è quello di traslare il significato dell’edificio: da difesa militare a luogo  di osservazione e tutela del paesaggio lagunare, facendo leva sulla selezione di punti di vista privilegiati. Questi cercano di fornire al visitatore un’immersione totale nella valenza storico-naturalistica del luogo”. 

L’opera è stata realizzata dall’impresa L. A. M. di Roberto Manzato, con sede a Tanca Marchesa. L’opera ha ricevuto il Premio In/Architettura nella categoria Riqualificazione del patrimonio edilizio esistente.

La Sala del Paesaggio del Museo archeologico del Sinis, premiata nella categoria Nuove Costruzioni, è un progetto dello studio Dejana Fiamma di Sassari e nasce da un concorso di idee bandito dal Comune di Cabras. È staccata dal corpo principale dell’edificio e si affaccia sullo stagno. È caratterizzata da un involucro forato continuo che non isola l’interno dall’ambiente naturale, ma anzi connette l’uno all’altro.

“Il rapporto buio-luce è al centro di tutto il progetto del museo”, spiega l’architetta Renata R. C. Fiamma, “ed è una trasposizione in linguaggio architettonico del rapporto tra Ignoto e conoscenza”. Interno ed esterno interagiscono attraverso la luce in maniera diversa a seconda dell’ora e della stagione.

Pietra e metallo sono i materiali caratterizzanti. “Il disegno della facciata forata è la composizione di sei disegni che crea un pattern replicabile all’infinito”, aggiunge l’architetto Walter Dejana.

L’opera è stata realizzata dall’ imprese Meloni Costruzioni di Siliqua, le facciate architettoniche in lamiera forata da Gatti Precorvi di Medolago (Bergamo).

La Sala del Paesaggio del Museo Archeologico del Sinis – Foto di Dejana Fiamma, Filippo Romano

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