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Il teatro entra in carcere a Massama con un testo di Maria Giacobbe sulla vendetta

12 Gennaio 2021

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Martedì, 12 gennaio 2021

Il teatro entra nel carcere di Massama per un momento di spettacolo e confronto con i detenuti. Sul palco, in diretta streaming, la compagnia Cada die Teatro con “Arcipelaghi”, rappresentazione tratta dal romanzo della scrittrice, saggista e insegnante Maria Giacobbe per la regia di Alessandro Lay. L’appuntamento è per giovedì 14 gennaio.

“È la prima volta che i detenuti di Massama si confrontano con un progetto di questo tipo”, spiega Carmensita Feltrin, dirigente scolastico del Centro provinciale di Istruzione per Adulti di Oristano, che ha curato l’indispensabile fase di preparazione dei detenuti all’iniziativa.

“La scuola e le attività di laboratorio come il teatro sono l’unica apertura verso il mondo esterno”, continua Feltrin. “Ma ora tutto è fermo, da marzo non abbiamo la possibilità di incontrare i nostri allievi, neppure a distanza. Pertanto, l’incontro con la cultura e la bellezza del teatro diviene un’esperienza ancora più preziosa, un ponte tra la realtà carceraria e la società esterna, un’occasione culturale e formativa che contribuisce al miglioramento della condizione attuale di ogni soggetto recluso. Per chi vive tra le pareti del carcere, anche una piccola finestra verso l’esterno rappresenta una risorsa fondamentale”.

“Le nostre speranze di poter riprendere a far teatro in presenza a gennaio sono svanite. Ma per noi non è pensabile star fermi, abbiamo una responsabilità che è quella di portare l’arte ovunque, e in particolar modo nei luoghi non convenzionali, dove gli spunti di riflessione sono ancor più necessari che altrove. Sostenuti e sollecitati da operatori carcerari e insegnanti dei CPIA, abbiamo deciso di proseguire questo particolare tour nelle carceri attraverso lo strumento dello streaming, sia pur in diretta e non con la messa in onda di una registrazione”, spiegano Alessandro Mascia e Pierpaolo Piludu, ideatori del progetto e interpreti dello spettacolo.

Pur trattandosi di un’alternativa “forzata” al contatto vero e proprio con gli spettatori, Mascia sottolinea uno degli aspetti più interessanti di questa esperienza: “Anche se separati da uno schermo, al termine dei nostri spettacoli ci confrontiamo con i detenuti. È un momento irrinunciabile e certamente uno degli aspetti che più ci stimolano ad andare avanti in questo percorso”.

Piludu spiega perché è stato scelto proprio questo racconto: “La bellissima e terribile storia di Maria Giacobbe è una riflessione profonda sia sui temi della violenza, della vendetta e della pena, sia sulle debolezze e difficoltà che possono spingere qualsiasi essere umano a compiere azioni delittuose. È un invito a metterci nei panni di tutti i protagonisti della storia, facendoci riflettere sul dolore che ogni nostro comportamento può determinare in altri esseri umani”.

Quale miglior platea, dunque, di chi è chiamato a rispondere di una o più scelte sbagliate fatte nella vita? “Il teatro, come tutta l’arte, ha il compito e il dovere non tanto di dare risposte ma di porre domande, possibilmente scomode e di non facile soluzione: domande che invitino lo spettatore a prendere posizione su quello che dal palcoscenico gli viene proposto.Lo spettacolo racconta non una ma più vicende, non espone una verità ma, come fossero vere e proprie isole che man mano affiorano, porta a galla le diverse visioni di ognuno dei personaggi, fino a formare appunto un “arcipelago” di verità in cui decidere cos’è giusto e cosa no resta un compito del lettore o, nel nostro caso, dello spettatore» aggiunge il regista Alessandro Lay.

Lo spettacolo sarà proposto anche per i detenuti della colonia penale di Is Arenas (domani 13 gennaio) e per una nuova sezione di detenuti della Casa circondariale di Uta (mercoledì, 20 gennaio), con la collaborazione dei Centri Provinciali per l’Istruzione degli Adulti di Cagliari.

Lo spettacolo. Giosuè, un ragazzino di quattordici anni, viene ucciso perché ha visto troppo; nessuno sa chi sia stato. Tre mesi dopo nella notte di Sant’Antonio, “la notte dei fuochi”, un uomo viene freddato con un colpo di pistola. La mattina successiva Oreste, anche lui di quattordici anni, si presenta lacero e bagnato fradicio a casa dei Rudas, amici di famiglia che vivono in un paese a parecchi chilometri dal suo. Cos’è successo? Quella che pian piano iniziamo a immaginare è la verità? Applicare la legge, punire, equivale sempre a riparare all’errore? E qual è il vero significato di giustizia?

Red
12 Gennaio 2021

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