Gli amici di Radiofonia in ricordo di Stefano Sechi: “Niente può fermare la Musica e sciogliere l’Amicizia”

Un ricordo

Stefano Sechi – Foto Radiofonia

Venerdì, 5 marzo 2021

In ricordo di Stefano Sechi dagli amici di Radiofonia

Possono trascorrere altri cento secoli ma l’Amicizia Vera tra gli esseri umani di sesso maschile è quella che nasce tra i primi dieci o quindici anni di vita. Nasce tra i banchi di scuola suggellata dalle ingiustizie dei maestri (un tempo picchiavano pure), nasce nei campetti davanti a casa, nasce giù in spiaggia, nasce nelle palestre rintonanti e negli oratori per chi ci va, nasce in piazzetta raggiunta in bici o col motore. 

Nasce e nascerà per sempre quando ci siamo scambiati un pezzo musicale, che sia stato un tempo su bachelite, poi su vinile, su nastro, ora dentro un microchip. 

È la musica il collante più forte dell’AMICIZIA. La musica ha accompagnato le nostre foto, i nostri ricordi, le nostre cicatrici, ogni nostro respiro dal primo pezzo che abbiamo riconosciuto nostro in poi. QUELLA MUSICA ha accompagnato la nostra prima gita da soli, quell’altra il panino diviso e la birra che abbiamo bevuto dal bicchiere di chi si allontanava incauto. Quella musica che si metteva a stecca in camera nostra per imporre la nostra presenza al resto della famiglia, fin quando il padre esasperato di quei mammiferi maschi e capelloni (che eravamo noi) non spalancava la porta urlando.

Quell’Amicizia è innaffiata di sudore dietro un pallone, di valigette in spiaggia, di fiumi di lacrime per gli shampoo fatti all’ultimo momento ma ancor di più per quella ragazzina che aveva gli occhi grandi ma mai poggiati su di noi. 

E anche in questi casi ci accompagnava la MUSICA e ci capivano gli AMICI.

Musica sono le loro parole, musica è il suono del primo motore, del primo stipendio, musica è il primo “toccami” bisbigliato al buio, musica è lo sfottò degli Amici quando lo vengono a sapere.

Musica e Amici: è questo il cemento che tempra i ragazzi di sempre, fino e oltre l’adultità. E l’adultità arriva presentando mille bivi nei sentieri della giovinezza. Il primo bivio è l’università, che divide il branco in città diverse. Poi il lavoro. Allora come oggi fa da padrona l’attività familiare che incastra i rampolli e fa scappare i più arditi. E poi le compagne di vita, i figli, i diversi momenti di farlo e chi invece resta celibe, in casa o no. E tutto questo ha un’armonia vitale, un suono sordo dettato dal pulsare del CUORE che a crederci o meno è davvero l’unico organo che comanda le nostre azioni.

A che ritmo batteva il tuo cuore, Stefano?
Sei nato che i Beatles erano ancora insieme, sei cresciuto tra i Delirium e Little Tony, per scoprire poi i Rolling Stones. Sei cresciuto con le prime radio private, per incontrare RADIOFONIA col soul dei Commodores, degli Earth Wind & Fire. Avevi un orecchio alla Hit Parade di Lelio Luttazzi e l’altro a Disco Ring di Boncompagni. E assistemmo insieme alla nascita della DISCO, che dopo 40 anni è ancora la base di molti suoni, se non di tutto, e il Rock Prog, i Pink Floyd, i Genesis, gli Yes. 

RADIOFONIA era trasmettitore autocostruito, un’antenna a due o quattro dipoli, un mixer che ogni tanto andava saldato a stagno, due piatti e una piastra (a cassette, troppo poveri per permetterci quello a bobine), e qualche microfono, senza buttare quelli che non funzionavano più, non si sa mai. 

RADIOFONIA era Happy Radio di Edwin Starr, era Video Killed the Radio Star dei The Buggles, era Everybody needs somebody dei Blues Brothers.

RADIOFONIA erano tante tane in giro per la città che ci ospitavano dopo la scuola e dopo i compiti per lanciare le nostre trasmissioni: un vecchio glorioso pollaio, un cortile, una stanza da letto con l’antenna in balcone, una legnaia.

RADIOFONIA siamo noi. 

Siamo Giorgio, Valter, Emilio, Luca, Antonello, Mario, Fabrizio, Franco, Danilo, Mauro, Giacomo, Marco, Ennio, Andrea, Giuseppe… E oggi siamo tutti Stefano

Perché niente può fermare la Musica, niente può sciogliere l’Amicizia.

Neanche la morte.

5 Commenti

  1. Ciao Danilo lo abbiamo letto insieme, loro, quelli di RADIOFONIA, e io intruso, ma con mia immensa gioia accettato da loro, tanti piccoli fratelli, accomunati dalla musica e da questa passione. La stessa musica, la stessa passione che ci lega tutti, Stefano che ci ha lasciato, un po’ sgomenti e sorpresi, loro, i suoi compagni di avventura e io orgoglioso di essere con loro. Ciao simpatico ragazzo, sei scappato troppo presto, ma per questo non ti dimenticheremo facilmente.
    Nanni

  2. Stefano adorava la musica. La radio era stata la sua seconda casa… vi ringrazio davvero per averlo ricordato anche in questo periodo della sua vita e vi sarei immensamente grata se aveste altre foto da pubblicare
    Silvia Sechi

  3. Nel 1983 abbiamo girato l’Italia con lui e Franco in autostop, dove non c’erano i cellulari per avvisare che eri arrivato a destino, e si chiamavano i rispettivi genitori, per dire sono arrivato tutto ok, etc… avevo promesso a Stefano le foto di quel viaggio e non le ho mai girate a lui… farò di sicuro un post perchè le promesse vanno rispettate…

  4. Grazie ragazzi, avendo fatto parte di Radiofonia condivido ogni vostro pensiero. Stefano era uno tra i miei amici migliori…

Rispondi a Nanni Cancella la risposta

Inserisci il tuo commento!
Inserisci qui il tuo nome