Michele Mereu si congeda e racconta cos’è stato il suo DriMcafé, primo café letterario a Oristano

Tra colazioni, pause pranzo e tanta cultura, nel locale che ora chiuderà a causa della crisi

Cosi è la vita e così vanno le cose. Ieri l’annuncio sui social della chiusura del DriMcafé, la prima caffetteria letteraria nata in città e che da subito, ha accolto tanti oristanesi offrendo loro, tra colazioni e pause pranzo, anche tanta cultura, cinema, teatro e musica.

In foto Michele Mereu

Il DriMcafé nasce da un progetto su carta pensato a Madrid, dove Michele Mereu, gestore del locale, ha vissuto per due anni. Un’idea che affonda le sue radici nel quartiere artistico madrileno dove abitava Michele in quel periodo: il quartiere Malasaña.

“Al tempo lavoravo in una caffetteria letteraria chiamata ‘Figaro’ “, racconta Michele Mereu, “Da lì, è nata la volontà di tornare in patria e “regalare” alla città il suo primo café letterario”. Nel 2012 quando il DriMcafé prende vita, la città di Oristano risponde molto bene.

“Nel giro di tre anni”, prosegue Michele, “quasi 300 eventi letterari portati avanti insieme alla collaborazione indispensabile di Santina Raschiotti che ancora ringrazio”. Una collaborazione preziosa per il DriMcafé che ha dato vita a tante iniziative a partire da “Lost in translation”, un cineforum durato tre anni e aperto a tutti coloro che volevano vedere film in lingua originale.

“Abbiamo sperimentato di tutto”, racconta sempre Michele Mereu, “dalle presentazioni di libri, ai concerti e agli spettacoli teatrali, alle cene a tema e tanto altro”. Il tutto accompagnato da una grande cura e attenzione alla cucina e ai suoi chef: “l’ultimo chef, Carlo Cotza, un fratellone su cui poter fare affidamento”, aggiunge Michele.

Ma poi la nota dolente. “Negli anni”, dichiara sempre Michele Mereu, “la crisi generale, la pressione fiscale, le norme sempre più limitanti hanno messo in crisi la serenità necessaria per portare avanti un progetto serio e impegnativo come il nostro. E infine, il lockdown”.

Tre mesi di stop forzato che hanno però portato con sé delle riflessioni e occasioni di spunto per capire quale via seguire: “Una strada ahimè diversa da quella percorsa fino ad allora”, aggiunge Michele.

“Se avessimo ‘insistito’ “, spiega infatti il gestore del DriMcafé, “avremmo corso il rischio di rovinare tutto quello costruito precedentemente, con musi, malumori, preoccupazioni e debiti da smaltire”. Ma cosa ancora più importante e in linea con la “filosofia” sempre portata avanti dalla caffetteria letteraria, era determinante preservare il rapporto con i clienti, “la nostra grande famiglia”, come la definisce Michele.

“Mai avremo potuto coinvolgerli in questa situazione”, spiega sempre Michele Mereu, “per loro un pensiero speciale”. Da ieri infatti non sono mancati i tantissimi messaggi, le chiamate e addirittura anche proposte lavorative. Clienti che, proprio al pari di parenti, cugini e familiari, per ognuno di loro Michele avrebbe un aneddoto da raccontare.

“Come per un padre con i suoi figli ho promesso che mai li avrei messi da parte o dimenticati”, conclude Michele, “grazie a loro sono in parte quello che sono e ho potuto condurre una vita dignitosa e molte volte davvero divertente. Molti di loro sono diventati amici inseparabili”.

E per il futuro ora, Michele Mereu, commenta così: “Indipendentemente dai progetti futuri, non ho nessun rimpianto. Così è la vita!”.

Martedì, 9 giugno 2020

3 Commenti

  1. Ciò che di bello si costruisce in questa vita e in questi anni, va sempre a svanire nel “quasi” nulla, il bello finisce sempre troppo presto… Ma voi avete dato tanto, Michele Mereu, io sono stata poco presente per miei problemi personali, ma le volte che sono stata per vari eventi, sono stata non bene…. di più!!!

  2. io sono sempre stata bene, magari perché non valutare un team che porti avanti delle idee, più coraggiosi e consapevoli a voler cambiare sistema 😉

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