Di padre in figlio: da tre generazioni dietro il bancone del bar “Il Mostro”

Tra ricordi e passione il racconto di Federico Mattu nel locale conosciuto da tutti gli studenti del Liceo Scientifico

Prima la nonna Barbara col nonno Pasquale, poi il padre Angelo e ora lui, Federico Mattu, 34 anni: baristi a Oristano da tre generazioni.

Chiunque abbia frequentato il Liceo Scientifico, o abiti nel rione del Sacro Cuore, ha sicuramente bevuto, almeno una volta, un caffè, nel bar ribatezzato dagli oristanesi “Il Mostro”, per il soprannome attribuito proprio al marito della proprietaria, Pasquale Mattu, arrivato da Olzai in città.

“Il Mostro” ha conquistato i cuori degli oristanesi anche sui social, che lo scorso anno l’hanno incoronato vincitore del contest tra i Bar Storici di Oristano, promosso dalla pagina satirica “Quando C’era Lei”.

“Il bar è stato aperto 40 anni fa da mia nonna Barbara, anche lei arrivata da Olzai”, racconta Federico, che si alterna al bancone con papà Angelo. “Mi ricordo quando nonno veniva ad aiutare. Per molti anni ha lavorato all’Enel: di mattina saliva sui tralicci e la sera dava una mano a mia nonna al bar. Una vita, la sua, dedita al lavoro”.

“Era voluto molto bene al bar, anche se è sempre stato molto taciturno, ma bastava uno sguardo e ti diceva tutto”, prosegue Federico Mattu.

Il “Bar Tabacchi di Mattu Angelo e Federico”, si trova proprio davanti al Liceo Scientifico. È da anni un punto di ritrovo per gli studenti dell’Istituto, che spesso passano lì le ore buche; e lo è stato anche per Federico, anche lui studente al Liceo di via Messina.

“Il rapporto con i ragazzi è sempre buono”, confida Federico Mattu, “non possiamo lamentarci sicuramente. Anche se a dire la verità quelli che riescono a passare al bar la mattina son pochi rispetto a prima, perché l’ingresso a scuola è alle 8.15 e i pullman arrivano proprio in orario limite, quindi vedi questi ragazzi che letteralmente corrono per non entrare in ritardo a scuola. Poi magari se hanno ora buca o per altri motivi, allora riescono a passare a fare colazione”.

“Io sicuramente ero più rilassato, scherzo”, prosegue il barista. “C’era sicuramente più via vai di compagni di scuola, i tavolini erano quasi sempre pieni e i giardini di fronte (il Pai) pure. Diciamo che senza le comunicazioni attraverso internet tra docenti e genitori, eravamo più liberi di cazzeggiare“.

“Quello del barista”, conclude Federico Mattu, è un lavoro particolare, “che ti permette di conoscere le persone: si parte dai gusti al bar e si arriva a conoscere molto altro dei clienti che ci si trova davanti. È un lavoro che ha bisogno di molta dedizione per avere risultati, quindi va affrontato senza la paura di stancarsi e sopratutto col sorriso”.

Martedì, 28 gennaio 2020

1 commento

Rispondi a Gian Luigi Mantega Cancella la risposta

Inserisci il tuo commento!
Inserisci qui il tuo nome